This is what I will write: some thoughts, some stories, some of myself. The way I see the way of life. It is just me, my views, my opinions, my way of saying, my way of writing. My spirit, my fire, my love and the freedom of being myself.

"A piedi nudi sulla terra" di Folco Terzani

Wednesday, August 22, 2012

Per  miei lettori che parlano italiano, visto che il libro e' solo in lingua italiana.

A piedi nudi sulla terra si cammina meglio. Milena

Bello! Una lettura simpatica che mi ha fatto ritornare indietro ai miei tempi in India assaporando tutto ciò che di straordinario e magico ho vissuto in quel grande paese.
Baba Cesare raccontato dalla penna frizzante e sincera di Folco Terzani figlio del famoso Tiziano il cui vissuto non e' dei più' leggeri da ereditare, vive una vita molto "anti corrente" dalla sua adolescenza fino alla sua si può ormai dire vecchiaia. La storia di un uomo nato per sbaglio in Italia e che ha fatto dell'India la sua vera casa, nel vero senso della parola. Chi conosce l'India sa che se la si ama profondamente e' difficile starne lontani. Lo vivo sulla mia pelle il dolore del distacco fisico dalla grande Madre spirituale della terra. Una terra che Gandhi aveva dichiarato indipendente e che ora, almeno già' da vent'anni possiede come simbolo della sua libertà' la bomba atomica. Così' e' l'India tutto e' concesso e tutto e' ammesso. Come nella vita di questo sadhu  ( colui che ha rinunciato a tutto - asceta) dalle origini italiane che non si trova a vivere in occidente e per caso e forse  per un po' di volontà' sua si mette alla ricerca non sapendo ancora cosa cercare. E cammina a piedi scalzi per l'India incontrando gente sulla sua onda e diventando dopo anni di "tirocinio spirituale" un vero sadhu.
Certo baba Cesare veniva da un passato di stupefacenti negli albori di un Italia che scopriva la marijuana, l' hashish, l'eroina e la morfina. Erano gli anni sessanta e settanta.
E pur avendo rinunciato  "alle cose della vita mondana" non ha smesso sesso e nemmeno di fumare. Ma nella sua setta di sadhu questo e' concesso. E i sadhu sono famosi per fumare la charas.  Il libro di Folco T. fa sorridere, sicuramente me dove ritrovo nella sua narrazione  un' India di hippy quegli occidentali e di sadhu quelli orientali. 

Mi ricordo che più' di vent'anni fa camminando da sola lungo il fianco della montagna di Kedarnath per raggiungere in pellegrinaggio uno dei templi piu' sacri dell'India dedicato a Shiva, ho incontrato molti di questi sadhu. E mi sono fermata con loro perché' ci si ferma come gli altri pellegrini a fumare charas e bere il chai che ti offrivano. E così' tra un chillum e un 'altro ce l'ho fatta ad arrivare alla cittadina che custodisce il tempio a più' di 3500 metri di altitudine. Il percorso che si stagliava a zig zag su per la montagna era ricco di queste grotte e insenature nella montagne che coloravano di arancione come i loro abitanti il paesaggio mozza fiato della montagna.
Che simpaticoni i Sadhu, sempre a ridere e a parlarti di Bhagawan ( Dio in Hindi).
On the way to Kedarnath temple. Sorry for the quality of the picture

Avevo lasciato il resto del gruppo con cui stavo esplorando l'Himalaya indiano nel villaggio di Gaurikund e avevo deciso di partire da sola senza dipendere da nessuno. La partenza alla mattina e' alle sei e come in una processione cristiana ci si arrampica su questa montagna per 14 chilometri uno dopo l'altro. Ero stupita per la prima volta ho visto uomini che portavano in un  cesta sulla schiena altri pellegrini, forse troppo pigri o altri magari ammalati. Certo si pagava una cifra per questo taxi umano, ma io mi sono detta piuttosto su un cavallo che su un uomo. Non potrei mai per coscienza sentire uno che suda e fa fatica sotto di me e come un imperialista inglese pagarlo perché mi porti. Che orrore. Ho preferito sudare le mie di camice e al ritorno la stessa giornata prendere un cavallo. Che avventura stare sul a groppa di questo enorme cavallo lungo sentieri che scendevano al bordo di precipizi. Una scivolata del mio caro cavallo e avrei raggiunto Shiva o meglio il mio di Dio, nell' aldilà'.

I have arrived outside the village of Kedarnath temple at 3500. ( May 1990)

Ho faticato, ero fuori allenamento, vivere nell'ashram di Osho certo non mi preparava a fare trekking in montagna, in più avevo i miei soliti problemi alle ginocchia che da quando ho avuto l'incidente mi accompagnano sempre. Che viaggio bellissimo una camminata in mezzo a queste montagne dove potevi osservare i picchi imbiancati del pre Himalaya. Io che camminavo con molti altri indiani che non conoscevo ma con cui mi sentivo molto vicina. Ogni passo era la gioia di sentirmi più vicino a Dio. E' li che ho realizzato come amo profondamente l'India. Un giorno forse ci torno in quel villaggio di montagna dove ho lasciato un pezzo di cuore negli occhi di un indiano che faceva i chapati ( il pane indiano).

Il libro di Folco  Terzani "A piedi nudi sulla terra" mi ha anche fatto rivivere quei solitari momenti sulla spiaggia di Arambol a Goa dove il suo Baba  Cesare aveva fatto la casa (una capanna nella giungla vicina all'oceano), e come era deserta e tranquilla quella cara spiaggia. 
Vedendo delle foto in internet della stessa spiaggia mi si appesantisce il cuore. Tutto e' cambiato, non c'e' più' quell' aria selvaggia e se vuoi da sadhu come allora. Sono felice che ci sono stata negli anni ottanta e inizi del novanta prima che diventasse un' altra spiaggia di Goa sfruttata turisticamente e l'itinerario dei nuovi hippy a passare le notti a fare trance dance. Leggere le pagine di Folco e' stato un po' come tuffarmi nel mio bel passato e ancora una volta provare riconoscenza per tutto cio' che ho vissuto nella mia amata India. Non sono i ricordi della mia vita nell'Ashram di Osho a farmi sobbalzare il cuore e sentirmi così' vicina al mondo indiano invece sono tutti gli altri posti che ho esplorato fuori dall'Ashram. 
Nell'Ashram i più' bei ricordi sono quando si andava al discorso di Osho la mattina nella sua casa a Chuang ta tzu, era l' 87 e '88. E poi dopo la sua morte nel gennaio del 1990 nella cella frigorifera: una stanza con il pavimento di marmo e il soffitto con lampadari di cristallo, una vetrata a forma semicircolare che si affaccia sul giardino selvaggio. Questo e' il samadhi dove sono depositate le ceneri di Osho sotto una scritta che dice: "Never born and never died". Mai nato e mai morto.
Il silenzio e' solo interrotto dall'aria condizionata e dai suoni dei strumenti indiani dei musicisti. E l'unica cosa che rimane da fare e andare dentro di se' e lasciarsi trasportare in profondità' dove si può incontrare Dio. Per fortuna non ho bisogno del Samadhi di Osho per raggiungere questo, ma dovunque sono posso chiudere gli occhi e entrare in preghiera.

Chi ama l'India deve leggere questo libro di Folco Terzani e poi trarre le conclusione che vuole. Io personalmente l'ho letto con grande passione in un momento della mia vita questa estate dove amici e familiari morivano accanto a me'  come gocce di rugiada al mattino si asciugano al sole e avevo estremo bisogno di sentire la terra nuda sotto i piedi per ricordarmi che esiste solo la realtà' del presente e che il nostro passato ha dato le radici al nostro presente come il momento di ora formerà' il futuro. Così' salivo sulla montagna sopra il mio paese che si affaccia sulla valle di Non e mi sentivo vicina alla mia India toglievo i scarponi e rimanevo a piedi nudi sull'erba o roccia e dopo aver letto alcune pagine chiudevo gli occhi. E poi solo il silenzio.
Sopra il paese di Fondo.

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Sulle orme di San Francesco: Un cammino da La Verna ad Assisi

Tuesday, December 14, 2010



Dedico questo racconto alla mia cara mamma che non smette di amarmi e di avere fiducia in me. Nell'agosto 09 all' età di 72 ani camminò gli ultimi 190 km del "camino di Santiago di Compostela."
E al mio caro papa' che non può più camminare come una volta. 
A loro sono immensamente grata.

Nel video potete osservare le foto fatte lungo il percorso e ascoltare la preghiera di San Francesco cantata da me e Driek.



Tutto cominciò parlando con la mia dolce amica Loredana la quale alcuni fa percorse il "sentiero della Pace" da Gubbio ad Assisi con un gruppo di 40 adolescenti. Mi diede il libro guida di Angela Serrachioli e quando incominciai a leggerlo seppi che volevo camminare sulle orme di San Francesco. Il completo cammino e' di 14 giorni da la Verna a Rieti - Poggio Bustone.
La nostra destinazione era Assisi, meta' del percorso. Da La Verna ad Assisi sono 190 km. Guidammo con la macchina dalla valle di Non nel Trentino fino a La Verna (vicino ad Arezzo in Toscana) il giorno dopo che Olanda arrivo' seconda nella coppa del mondo 2010. La nostra macchina era decorata ugualmente in arancione e noi eravamo felici lo stesso del secondo posto.
Io e Driek decidemmo di aspettare la finale della coppa del Mondo 2010, Olanda contro Spagna. Non volevo essere disturbata dal calcio durante questo santo cammino. Questa decisione causo'  di prendere il periodo più caldo di tutta l'estate, il che' ebbe aspetti positivi come la mancanza di pioggia, ma anche e soprattutto molti problemi collaterali come il portare sopra le nostre spalle molta più' acqua e arrivare comunque alla fine della giornata a destinazione quasi disidratati.
Ma tutto e' relativo nel grande schema di un pellegrinaggio.

Arrivando a La Verna




A La Verna suor Priscilla e i suoi aiutanti ci accolsero con un gentile sorriso, una cena abbondante e nutriente e un letto per dormire. Quando entrai nella foresteria del monastero non potei trattenere le lacrime. San Francesco incominciò a  battere nel mio cuore e non mi lasciò mai da allora.
La montagna di La Verna è semplicemente un posto meraviglioso. Uno può respirare tutta la sua incredibile, per dire il minimo, vita. Lui e' nell'aria, nei sorrisi silenziosi dei frati e delle suore, in una delle sue tuniche che puoi osservare nel santuario, ma soprattutto nelle rocce selvagge sotto la chiesa, dove lui fece il suo letto.




Abbiamo lasciato La Verna martedì mattina del 13 luglio e molto ottimisti incominciammo a camminare verso l'eremitaggio di Cerbaiolo. Secondo il libro di Angela, "Di qui passò Francesco", che fu la nostra bibbia in quei giorni, sono 27 km.

 Benedicimi San Francesco, ho bisogno che tu cammini con me.

Presto lo zaino incominciò a pesarmi sulle spalle e il caldo cocente ci impose di fermarci molte volte per bere. Ero stata molto attenta a non caricare troppo i nostri zaini e di portare con me lo stretto necessario. Ciascuno pesava circa sui 6 / 7 chili, ma non avevo calcolato il peso extra dell'acqua per tutto il giorno. Ci siamo preparati per questo viaggio facendo delle lunghe escursioni sulle Dolomiti del Brenta e sulla catene delle Maddalene.
Lassù lungo i sentieri difficili e faticosi, lungo le montagne rocciose riuscivamo a trovare sempre acqua per riempire le nostre borracce. Presto ci rendemmo conto che lungo la strada per Assisi non c'erano fontane, o corsi d' acqua potabile, così' dovevamo caricarci come asini di quel amico, liquido, essenziale senza il quale l'uomo muore. L'ammontare di liquidi inoltre che sudavamo e' al di la dell'immaginabile.


Verso il Rifugio Pedrotti  sul Brenta luglio 2010

Lassù lungo i sentieri difficili e faticosi, lungo le montagne rocciose riuscivamo a trovare sempre acqua per riempire le nostre borracce. Presto ci rendemmo conto che lungo la strada per Assisi non c'erano fontane, o corsi d' acqua potabile, così' dovevamo caricarci come asini di quel amico, liquido, essenziale senza il quale l'uomo muore. L'ammontare di liquidi inoltre che sudavamo e' al di la dell'immaginabile.


"Laudato sì mì Signore, per sor'acqua, la quale e' molto utile et umile e preziosa e casta"


Camminare è già pregare


Quel primo giorno mentre camminavo per Cerbaiolo così tanti ricordi e pensieri si affioravano nella mia mente. Il corpo dopo alcune ore incominciava a soffrire terribilmente. Tutte le cicatrici sulle mie gambe gridavano per una sosta, le anche dovendo portare anche il peso dello zaino incominciarono a parlarmi. Mi ricordarono di quando molto tempo fa giacevo su di un letto d'ospedale in un paese straniero, dopo le numerosi operazioni chirurgiche,  e mi chiedevo cosa sarà della mia vita dopo la traumatica esperienza di essere stata investita e quasi uccisa da un auto.
In quei dolorosi e silenziosi ricordi S. Francesco cantava per me e per alcuni attimi i miei dolori si assopivano potendo così continuare a camminare verso Cerbaiolo. Angela nel suo libro avverte i pellegrini delle due possibilità' da Pieve Santo Stefano fino all'eremitaggio di Cerbaiolo. Scrive: nel caso di pioggia è preferibile prendere la strada bianca, altrimenti il sentiero che sale lungo la montagna e molto più selvaggio e pittoresco. Essendo un anima avventurosa prendemmo il percorso più rocambolesco, senza considerare pienamente l'effetto del caldo e conseguentemente il bisogno di più soste. Durante la mattinata più volte avevamo incontrato Mirella che camminava da sola anche lei fino a Cerbaiolo. Nel negozio di alimentari a Pieve Santo Stefano, facemmo rifornimento di acqua e cibo per cucinare una volta arrivati all'ostello.  Ripartimmo alle 4 di pomeriggio dopo già 6 ore di tratto. Percorremmo il primo pezzo insieme e poi lasciammo andare Mirella con il suo passo. Io dovevo fermarmi ogni 10 minuti. L'acqua  appena comperata incomincio presto a scarseggiare e noi non eravamo per niente vicino alla nostra destinazione. In tutta onestà  ino nel profondo delle mie ossa, scusate l'eufemismo, il primo giorno fu il più faticoso e difficile e mi sono veramente pentita di non avere scelto per la strada bianca. Ma se lo avessi fatto l' esperienza non sarebbe stata la stessa.
Quando finalmente la segnaletica ci diceva che eravamo "solo" a 20 minuti dall'ostello, io, letteralmente non riuscivo più' a camminare.
Improvvisamente le lacrime incominciarono a bagnarmi le guance ad ogni passo. Il dolore alle gambe e il totale esaurimento delle energie si mescolò con uno stato d'euforia che mi permise di entrare ancora più profondamente nel mio cuore e sentire un amore di serena accettazione.
Il mio amico Francesco deve avere vissuto ancora di più di questo nel suo ultimo viaggio da La Verna ad Assisi. Lui sapeva che non sarebbe più tornato su quella montagna meravigliosa dove lui era entrato in così' profonda comunione con l'Amato tra gli Amati, Dio supremo. Così come la sua storia ci dice, lui lasciò la Verna portando con se i segni "Le stigmate" della sua fervente estasi con il Signore, un 'esempio di pura "Imitazione di Cristo" fino al centro del suo essere.
Lo pregavo con ogni passo di aiutarmi a dimenticare le ingiurie e cattiverie di mi aveva ferito, di aiutarmi a trovare il vero perdono per chi aveva tradito la mia fiducia e il sacro legame del' amicizia.
Questo e' un punto doloroso nella mia vita e nonostante il dispiacere e l'amarezza che a volte sento non smetterò mai di porre la mia fiducia nella  parte buona degli esseri umani e di imparare l'arte della compassione. Anche Buddha mi aiuta in questo sforzo.


Come radici







Le nostre mani assorbono come radici,
così io le poso su quello che è bello in questo mondo.

e le intreccio in preghiera 
e loro attirano dal paradiso
luce.

Poesia di S. Francesco tradotta nella sua versione inglese da Milena








Camminare mi aiutava a guarire quelle ferite dell'anima, ricordandomi che dopo ogni passo ce n' è un'altro, come quando dopo l' inspirazione segue l'espirazione. Non smetterò mai di metter la mia fiducia in Lui e di sperare quando la disperazione offusca la mia mente.
Camminare con la consapevolezza che quasi 800 anni fa Francesco si muoveva ballando in quel stessi posti era abbastanza per dissipare qualsiasi dubbio o oscurità. Ogni volta che ritornavo a questa consapevolezza la mia anima saltava in gratitudine e totale felicita'.
Mi ero preparata a questo viaggio leggendo tutto su San Francesco, da Bonaventura e Celano ad autori moderni. Mi sentivo abbracciata dalle sue parole, dalle sue benedizioni, dal suo esempio e riuscivo a lasciare andare velocemente la mente con i suoi dubbi, provando ancora grande gioia di seguire le sue orme. Un po' come un ombra che ti segue, solo che nel mio caso, l'ombra ero io che seguivo la sua luce. Mi sembrava perfino di vederlo, che ammirava la creazione di Dio, dimenticandosi del mondo e delle sue preoccupazioni, soldi, prestigio, carriera, le debolezza dell'umanità', piuttosto lo vedevo perdersi a cantare a voce alta il suo pazzo amore per Dio. Francesco mi invitava ad essere un giullare per il Signore, senza posare troppa attenzione su cose, persone, situazioni che non sollevino la mia anima a Lui. Mi invitava a guardare la natura e  gioire di essa, del suo silenzio e della sua melodia, della poesia nel mio cuore per l'Amato.
Mi diceva di apprezzare ogni fiore, canto degli uccelli, il sole  e la luna che non si fermano mai nel donarci forza e illuminarci il percorso sia durante il giorno che la notte dell'anima. Mi diceva di spogliarmi di quello che non e' necessario e di portare con me la consapevolezza di quello che è veramente importante.









Laudato si' mi' Signore, con tucte le tue creature,
specialmente messer lo frate Sole, 
lo quale jorna e illumini noi per lui;
et elli e' bello e radiante con grande splendore:
da te, Altissimo, porta significazione.













Laudato si' mi' Signore, 


per sora Luna e le stelle:
in cielo le hai formate,
clarite e preziose e belle









Arriviamo a Cerbaiolo.

Alla fine del primo giorno esausti e disidratati finalmente arrivammo all'ostello francescano situato 10 minuti dall'eremo di Cerbaiolo. Per visitare l'eremo era troppo tardi.
Nessuno gestisce l'ostello. L'anziana signora che per anni insieme alle sue capre si prendeva cura sia dell'ostello che dell'eremo mori alcuni mesi prima. Un uomo che avevo informato per telefono che saremmo arrivati in ritardo ci stava aspettando. Aveva fretta di ritornare giù nel paese e si dimenticò di offrirci dell'acqua, invece ci chiese senza tanti preamboli i nostri passaporti e i soldi per la notte. Lassù in mezzo al bosco, lontano dal mondo era più' importante registrare i nostri nomi per la polizia locale che essere gentili con i pellegrini. Ma questa è anche l'Italia. Ho dovuto inghiottire per non rispondere sgradevolmente, certamente mi sarei aspettata , dopo un così lungo ed estenuante giorno un po' di empatia e un vero benvenuto francescano.
Come mi sbagliavo. L'ostello era molto trasandato, sporco e con moltissimi gatti che vi avevano fatto casa. Tuttavia ero felice di avere un letto su cui dormire anche se riuscì solo a riposare il corpo ma non fui in grado di dormire per il male alle ossa e articolazioni. Al pensiero che Francesco fece di un sasso piatto il suo letto non potevo tollerare l'idea di lamentarmi. Così non lo feci, sperando nella mia mente di non prendermi la scabbia o le pulci. Continuai a respirare l'aria che entra e che esce, così' semplicemente mentre ero sdraiata sulla schiena, su questo materasso sgualcito, dove il mio corpo si sprofondo' in profonda preghiera di riuscire ad arrivare all'alba. Ancora i ricordi mi riportarono a tutte le notti insonni che passai su quel letto d'ospedale, ferita nel corpo e nell'anima, piangendo per una via d'uscita implorando di vedere un po' di luce, alla giovane eta' di 22 anni.
Ripensando a quello che Francesco disse sulla "perfetta letizia" riuscì ad appisolarmi per un po' in gratitudine per il miracolo di essere qui, in grado di camminare e capace di essere felice nonostante il dolore.



Eremo di Cerbaiolo


Il sole sorge sempre

Il mattino dopo molto presto nonostante i muscoli doloranti, le nostre gambe e i nostri cuori erano  pronti per nuove avventure. Eravamo decisi a non soffrire inutilmente questo secondo giorno, quindi abbiamo tenuto l'opzione di fermarci a meta' strada, una piccola località chiamata La Montagna. La destinazione della seconda tappa e' San Sepolcro, altri 29 km di percorso. Ma come dicevo non intendevamo oltrepassare i nostri limiti. Quindi ci siamo incamminati dopo aver fatto colazione con Mirella che lasciò l'ostello 20 minuti prima di noi ed eravamo nuovamente ottimisti.

C'è qualcosa di grandioso e nello stesso tempo di molto umile nel mettere un passo dopo l'altro, muovendosi ad un ritmo naturale attraverso foreste, aperti prati, sopra la cresta di una montagna, nel letto asciutto di un fiume. Un passo alla volta, lento, non c' è bisogno di correre da nessuna parte, c' è abbondanza di tempo, la nostra casa è sulle spalle, il cuore batte silenziosamente e il sudore scorre lungo tutto il corpo.
Che meraviglia avere il tempo di guardarsi in giro, respirare l'aria incontaminata, ammirando il volo di una farfalla che bacia un fiore. Lo sapevate che le farfalle vivono solo un giorno? Chissà come è essere una di loro. Eppure non hanno fretta, il loro volo e' colmo di grazia e osservarle danzare sotto il sole con le ore splendide ali illumina i cuori. 
Anche una vipera che ti attraversa la strada ti fa sorridere. La moltitudine dei colori dei fiori mi hanno rallegrato più di una volta durante i momenti duri del nostro cammino. Una Vera gioia mi pervadeva nel cuore e la serotonina, l'ormone della felicita', mi entrava nel cervello regalandomi uno stato di naturale estasi, senza uso di droga alcuna.








Laudato si mi Signore,
per sora nostra Matre Terra
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.









Alle 6 di sera, dopo otto ore di cammino e molte soste indipensabili, arrivammo finalmente a La Montagna. Era troppo tardi per continuare fino al monastero di Montecasale e poi scendere fino a San Sepolcro. Se uno dovesse solo camminare senza prendersi il dovuto tempo per osservare, ammirare e perché no riflettere e pregare nei vari posti sacri che hanno visto la presenza di San Francesco, non e' più' un vero pellegrinaggio. Inoltre non avere fretta di arrivare è essenziale per vivere profondamente il momento presente. Senza contare che si possono fare incontri inaspettati e conoscere delle belle persone lungo la strada. Ofelia e' una di queste.
Lei e suo marito furono degli osti splendidi. Dopo la situazione abbastanza primitiva all'ostello sotto Cerbaiolo mi sono sentita come una principessa quando  ci mostrò il nostro alloggio. Era un piccolo appartamentino che si affacciava sulla verde valle per la modesta spesa da pellegrini di 20 euro. Inoltre si e' messa anche a cucinare per noi un pasto delizioso con i prodotti del suo giardino e tutti insieme abbiamo cenato fuori sotto gli alberi in un atmosfera calda e amichevole.
Un momento di gentilezza può guarire mille ricordi di ferite passate. La condivisione al tavolo con questa coppia che ne ha viste tante fu quella di pellegrini sul cammino della vita: profonda, avventurosa, sacra e anche scherzosa. Siamo stati tutti molto bene.

"Un amico è colui che c'è per te quando ne hai bisogno anche se un momento prima era un perfetto sconosciuto"


Ofelia e i suoi fiori B.B. Alla Battuta in Montagna.


L'eremo di Montecasale


Riposati, rinfrescati e molto felici il mattino dopo camminammo verso il monastero di Montecasale. Tutto sembrava sorriderci, anche lo zaino sembrava pesare di meno. Il percorso che porta al monastero  accarezza la cresta delle colline e la vista tutto intorno ti fa  sentire grata e molto piccola in ammirazione della creazione di Dio.


Riposati, rinfrescati e molto felici il mattino dopo camminammo verso il monastero di Montecasale. Tutto sembrava sorriderci, anche lo zaino sembrava pesare di meno. Il percorso che porta al monastero  accarezza la cresta delle colline e la vista tutto intorno ti fa  sentire grata e molto piccola in ammirazione della creazione di Dio.
Ancora una volta ai piedi del mio maestro per questi giorni, San Francesco mi ha regalato dolci lacrime e momenti sereni di preghiera quando nella piccola cappella dell'eremo ho recitato l'Angelus a mezzogiorno insieme ai monaci che sono residenti li'. Non e' importante quante parole uno dica con la bocca, la vera preghiera viene diretta dal cuore ed io preferisco sedermi in silenzio in divina comunione con il Signore che recitare ad alta voce. Tuttavia c'è qualcosa di molto rassicurante e calmante nel cantare i salmi e i vespri nell' accordo melodico insieme con le sorelle o i fratelli del'Ordine che hanno dedicato la loro vita alla preghiera. La mia anima come uno strumento che ha trovato il giusto accordo semplicemente e innocentemente risuona con la loro.
Oh che cibo divino è la preghiera per l'anima.






Beato sia tu San Francesco per la gioia che porti nel mio cuore.








Lui chiese la carità'

Dio venne alla mia casa e chiese la carità'. 

Sono caduto in ginocchio e ho pianto
"Amato cosa ho io da darti?"
"Solo amore" Lui rispose
" Solo amore"

(Poesia di S. Francesco tradotta dalla versione inglese da Milena)










Appena sotto l'eremo di Montecasale, ci siamo fermati al "sasso Spicco" a mangiare il pane e formaggio preparato da Ofelia. Questo è un' altro dei posti sacri dove S. Francesco si sedeva in contemplazione della natura e in profonda preghiera.
Come riuscivo a sentirlo in quelle rocce! La natura tutto intorno è ancora così come era allora, selvaggia, ed e' molto facile immaginare questo piccolo santo uomo nella sua fervente devozione parlare alle rocce, agli uccelli, alla piccola cascata, sotto il cielo, avendo  solo un grande roccia come suo tetto. Incurante del tempo si perdeva innocentemente nelle meraviglie del creato fino a quando i suoi frati lo richiamavano al presente da questi suoi stati di estasi prolungata.

Dopo una lunga e ripida discesa a volte anche pericolosa attraverso una foresta fitta con un sentiero terribilmente scivoloso, raggiungemmo la piana di San Sepolcro. Personalmente causa la mia situazione fisica  trovo sempre molto pesante e faticoso scendere dalla montagna. Il più delle volte quando raggiungo la valle dopo un ardua discesa non riesco più a camminare diritta. Questa fu una di quelle volte.
A questo punto senza molto riflettere decidemmo di prendere un autobus fino a Città' di Castello e di ritrovarci con Mirella che dal paesino la Montagna era andata direttamente fino alla cittadina non visitando quindi l'eremo di Montecasale. Anche il secondo giorno se fatto tutto come il libro di Angela descrive diventa un percorso da Tarzan nella giungla con molte ore di cammino, senza naturalmente contare le soste. Questa volta e' stata Mirella che si pentì di non essersi fermata con noi a Montagna, e prendersi il tempo per visitare l'eremo il giorno dopo. 
Io e Mirella ammirando il paesaggio

Prendendo l'autobus abbiamo saltato una tappa che ci avrebbe portato da San Sepolcro fino a Città' di Castello. Secondo il libro guida sembra sia un bellissimo percorso lungo la   Valtiberina, ma noi eravamo così' disidratati e sofferenti per il grande caldo che semplicemente avevamo bisogno di un giorno o quasi, di riposo.
Un pellegrino è anche colui che trova delle vie alternative per arrivare alla sua destinazione se il corpo non ce la fa più. Questo è ciò che la mia mamma mi scrisse in un sms telefonico. 
La nostra barzelletta era che  se S. Francesco fosse vissuto nell' era odierna ci avrebbe detto: "Cari ragazzi perché' non vi prendete un autobus  e viaggiate con l' aria condizionata? Non volete mica morire sulle mie orme. Questo caldo è al di là di quello che si può tollerare, meglio rimanere sani e arrivare a destinazione. Siate furbi. Prendete un autobus. Io non avevo questa scelta allora. Vi amo ugualmente." 

Naturalmente le persone che abbiamo incontrato sull'autobus non potevano capire perché' camminavamo sotto questo caldo intollerabile con uno zaino sulle spalle, quando il resto dell'Italia che non era già in vacanza sognava di stare sdraiato sulle sue belle spiagge. Ho scoperto che moltissime delle persone dei villaggi  che abbiamo attraversato in quei giorni fino ad Assisi, difficilmente avevano percorso anche una sola tappa di questo cammino TAU  francescano, conosciuto ormai in tutta Europa. Così naturalmente erano molto  curiosi e contenti di darci il benvenuto sull' autobus chiedendoci cosa ci porta da così lontano a percorrere questi sentieri. Non sono mai riuscita a rispondere completamente a questa domanda. 


Citta' di Castello 


Elisa, che gestisce la Residenza Antica Canonica che si appoggia sulle mura del "Duomo" nella piazza principale del paese, ci diede un bellissimo benvenuto. Abbiamo veramente camminato a lungo in questa bellissima cittadina. Abbiamo visitato e pregato in tutte le sue chiese e sono tantissime. Ho pregato con le "clarisse" quando aprivano la grata del loro convento e condividevano cantando i vespri con noi. Altri momenti che hanno visto le lacrime bagnare il mio viso. 

Non possiamo veramente parlare di San Francesco senza parlare della sua controparte  femminile Santa Chiara. Uniti da un matrimonio mistico nel loro amore per Dio la storia di uno non può essere narrata senza quella dell'altro. 
Così' è arrivato il mio di momento per esprimere la mia profonda ammirazione per S. Chiara e il suo Ordine religiose delle Clarisse, o Povere Dame.


Santa Chiara


La storia di questa giovane donna, ancora ragazza, che decise di lasciare la sicurezza della sua nobile famiglia, sorelle e amiche, e correre alla Porziuncola dove S. Francesco le tagliò i capelli e la dichiaro' la sua prima discepola donna, è una storia di tremendo coraggio, grande forza interiore, e un assoluto amore e devozione a Gesù Cristo e a Francesco. 
Così tanto è stato scritto su Santa Teresa d' Avila e le sue famose estasi, anche la più rinomata statua del Bernini la raffigura in uno dei suoi rapimenti, in confronto Santa Chiara manca di tanta grandiosità. Lei e' un esempio di vera umiltà'. E lei era in uno stato estatico tutto il tempo.
Quando uno legge la storia di Santa Chiara di Tommaso da Celano, scritta in effetti alcuni anni dopo la sua morte e basata su testimonianze accurate, uno può sentire l'immensa gentilezza della sua anima. Nonostante avesse un corpo fragile e delle malattie ricorrenti lei visse una vita lunga per ringraziare Dio e fondando l'Ordine religioso che prende il suo nome. Ogni volta che incontro delle sorelle clarisse posso intravedere attraverso la loro gentilezza e il loro sorriso amorevole, lo stesso calore che deve avere avuto Chiara e che infiammo' molti cuori. Certamente accende il mio ancora oggi.
Pieni della bellezza di questa cittadina e dopo aver salutato Mirella che proseguiva per un altra meta', noi prendemmo un autobus per Gubbio. Ancora non me la sentivo di camminare di nuovo. Di conseguenza abbiamo saltato la tappa verso Pietralunga.


Da Gubbio ad Assisi

A Gubbio ci siamo resi conto velocemente di come l'ufficio turistico dell'Umbria era in competizione con l'ufficio turistico della Toscana e con Angela Seracchioli. Decidemmo di starcene fuori da queste questioni politiche e di territorio e abbiamo mantenuto il suo libro come la nostra guida del cammino.

Dopotutto stavamo camminando sulle orme di San Francesco, nel nome di cosa la gente litiga sui diritti sul "corretto percorso, che lui fece 800 anni fa.
Abbiamo pernottato dalle  gentili e timide suore in cima alla città' con la finestra che si affacciava sull'immensa valle.







Da Gubbio abbiamo seguito il Sentiero Francescano della Pace, che coincide con la guida "Di qui passò Francesco". Questo percorso fu creato nel 2000 per il giubileo. In realtà' il percorso incomincia da Assisi e va fino a Gubbio, seguendo le tracce, che S. Francesco camminò quando lasciò la sua vita come la conosceva, e si avventurò nella selvaggia natura, nella ricerca di Dio, fino a Gubbio, dove fu ospitato da un amico. Lungo il corso degli anni Francesco  fece questo percorso più' volte in entrambe le direzioni.
In ogni caso noi decidemmo di partire dall'Abbazia di Vallingegno, evitando il lungo tratto noioso sulla strada statale dove i nostri piedi si sarebbero sciolti con l'asfalto.
Preferisco andare su e giù per le montagne lungo sentieri dove non passano le macchine che camminare lungo una trafficata strada statale. Alla mattina  presto un autobus ci portò vicino all' Abbazia, solo alcuni chilometri fuori Gubbio. La vecchia abbazia è ora un Agriturismo, non c'era nessuno in giro, pero' riuscimmo a sbirciare attraverso le fessure della vecchia porta nella piccola chiesetta, unico posto che valeva la pena di visitare e rimanere per un po' in preghiera.
Da qui dovevamo attraversare la valle per riconnetterci al percorso sulla  strada bianca, che arrivava da Gubbio. Il che significava salire e scendere tra fitta boscaglia. Quasi nessuno prende questo sentiero, così' nello stile di Francesco dovemmo veramente farci strada passo dopo passo attraverso covi di spine e cespugli pungenti che veramente mi graffiarono a sangue braccia e gambe. Mi sono sentita tanto come "Rambo" francescana Milena camminando per la pace nel mezzo di vipere, erba altissima, ortiche, sentieri invisibili e pungenti zanzare.
Tuttavia mi è piaciuto molto questo tratto di percorso selvaggio e solitario, sebbene ci impiegammo ben 3 ore per riconnetterci con la strada bianca che ci doveva portare a Biscina, la nostra destinazione per questa tappa.




 

Camminando lungo la strada bianca dove abbiamo incontrato i primi pellegrini della giornata siamo passati davanti all'eremo di san Pietro in Vigneto. Sapevamo dal libro di Angela che l'eremita, un monaco che si prende cura del posto, non vuole essere disturbato. Su tutto il grande cancello ci sono delle scritte molte chiare: non entrare, no visite, no pellegrini, non fermatevi. No , No, No
Opposto al cancello d'entrata c'è un prato con una fontana che ti invita a fermarti, un tavolo e delle panche di legno. Cosi in effetti ci siamo fermati per recuperare le forze e dire una preghiera per questo eremita che non permette a nessuno di visitare l'eremitaggio. Che triste! C'era qualcosa di estremo quasi arrogante nelle scritte sul cancello, che mi e' dispiaciuto per lui. L'insegnamento che Dio si trova dentro di noi, è fuori dubbio per me, tuttavia le scritte non erano rispettose verso coloro che camminavano in preghiera pagando un tributo ad un uomo, che non aveva costruito barre o cancelli, creato divisioni, e allontanato il prossimo. Al contrario camminò con gioia nonostante i rifiuti e le difficoltà' subite.
Pax et Bonum  era il saluto di San Francesco.

Da li'  fino a Biscina pensavo di non farcela. Il sole era potente e il caldo ci rubava il fiato. Anche qui si deve camminare prima giù nel letto secco di un rivo, tra massi bianchi cocenti, e poi risalire tra erba incolta e pochissima ombra. Incominciai a sentirmi male, la testa mi girava al punto di svenire, mi pulsava e mi faceva male, e gli occhi mi bruciavano. Io non soffro di svenimenti e sono di costituzione forte a parte le ossa ricostruite. Il pensiero che mi tratteneva dal mollare era immaginare come fosse stato per Francesco scappare via da tutto cio' che era familiare a lui, nel freddo inverno, verso un amico di cui non aveva notizie da molto tempo e ancora riusciva a cantare e gioire della sua scelta. 

Quando finalmente raggiungemmo l' Agriturismo di Biscina vicino all' omonimo castello l'unica cosa che volevo era collassare sul letto e morire.
Ovviamente non sono morta di sfinimento: ma entrambi ci siamo risvegliati come da un profondo "coma'  dopo due ore. Ringraziando il cielo il mal di testa e la nausea erano spariti. La piscina dell' agriturismo e la cena fecero il resto per rimetterci di nuovo in forma.
Il giorno dopo eravamo pronti per continuare.



Il castello di Biscina rovinato causa un terremoto nel '84 possiede ancora il suo carisma. Mentre camminavo nel cortile venivo riportata ad un altra era, dove i signori, i cavalieri, preti e contadini vivevano insieme anche se separati dalle classe sociali. Siede sulla cima della collina che domina la valle di Chiascio la sua grandiosa struttura anche se rovinata parla di un antica gloria . La leggenda racconta  che San Francesco nel suo girovagare nella valle dell' Umbria passasse di qui.






Ci avviammo verso Valfabbrica, dove sarebbe stata la nostra ulteriore tappa prima di Assisi. Amo camminare, ma  a parte le ginocchia doloranti e un piede paralizzato, non ero veramente pronta a marciare da otto fino a dieci ore con un caldo cocente sotto un sole da infarto. L'ondata di caldo che colpi tutta l' Italia in quella settimana  colpi anche il mio sistema, forzandoci a dividere l'ultima tappa del viaggio in due giornate.

La magia del camminare portava i suoi effetti nonostante tutto. La mente era più in pace e sebbene il respiro si muoveva veloce causa il passo zelante, ero in grado di lasciare andare interiormente con più velocità quello che ancora mi turbava. Rimanevo in preghiera per lo zio Tullio ancora  giovane che era stato colpito dal cancro e la  tristezza nella sua famiglia. Pregavo per Gerhard, un amico tedesco 87enne che in quei giorni subiva un intervento di rimozione di un cancro. Pregavo, pensavo nel mio unico modo sperando che questo aiutasse loro. Usavo la meditazione "tonglen" del Buddha, respirando il dolore ed espirando la compassione. E andavo avanti passo dopo passo, con speranza.





Divino Maestro fa' che io non cerchi tanto di essere compreso quanto di comprendere. S. F.




Inoltre ogni volta che ricadevo nella trappola di cercare di farmi una ragione per gli atteggiamenti negativi di alcuni amici che ho aiutato nei loro difficili momenti e che sono spariti dal mio radar, cadevo interiormente in ginocchio pregando di riuscire a capire. Il sapore amaro nella mia bocca si scioglieva in un fervente momento di preghiera. Con ogni passo la vita va avanti! Se ho fatto qualcosa di sbagliato posso perdonarmi e  così perdonare coloro che mi hanno fatto del male.










Può la vera umiltà e la compassione esistere nelle nostre parole e nei nostri occhi
a meno che sappiamo che anche noi siamo in grado di qualsiasi azione?
 poesia di S. F.

Assisi si stava avvicinando, ma il viaggio sulle orme del mio amato Francesco continuerà nel mio cuore. La  sua preghiera "Fammi un strumento di pace" fu il mio matnra in questi giorni e sempre mi innalza l'anima quando la recito. Nel video sopra la potete ascoltare in inglese cantata da me e Driek.

Camminare da soli, camminare con gli altri.

Durante la prima parte del percorso abbiamo incontrato pochissimi pellegrini, due per l' esattezza. Io e Driek possiamo rimanere in silenzio per molto tempo, e a volte sembra di camminare completamente in solitaria.  Io amo questo modo di camminare e lui lo sa. Da Gubbio in poi incominciammo ad incontrare più' gente e dovetti essere prudente a mantenere lo spazio e il silenzio di cui volevo fare l'esperienza. 
Quel giorno verso Valfabricca dopo il sentiero da Rambo indisturbati incontrammo un gruppo di 15 austriaci. Eravamo seduti nell'unico posto all'ombra lontani dalla strada statale, per riprendere il respiro e per cambiare le scarpe, quando una delle donne mi chiese in un inglese dal forte accento tedesco se c' era un bar lì nei paraggi. "Non ho la più pallida idea se ce ne sia una" le risposi in tedesco. Dopo alcune ore lì rincontrammo e ci dissero che trovarono il bar e che finalmente poterono bere birra e vino.  All'arrivo nel paesino di Valfabbrica  verso le 4 di pomeriggio erano di nuovo seduti nell'unico locale aperto sotto il sole caldissimo e ci invitarono a sederci con loro. Sui loro tavoli ammucchiati sul marciapiede, praticamente quasi sulla strada trafficata si vedevano molti boccali di birra. Gli risposi "Grazie ma preferisco un caffè  e l'aria condizionata dentro il bar. Se bevo alcol muoio"
Ci sono molti modi per essere con Dio. Alcuni scelgono la birra, altri il cappuccino. Cosa importante veramente è non giudicare. D' altro canto se la compagnia di altri non fa per me, ho imparato ad andarmene e a lasciare vivere.


Avvicinandoci a Valfabbrica fummo catapultati  dalla visione di immensi campi di girasole in una dimensione quasi allucinogena. Che bellezza per i nostri occhi.

L' effetto che queste sfumature di giallo di questi altissimi fiori ebbe su di noi è comparabile ad un bicchiere di birra. Scoppiammo in risate da folli. Non posso evitare di provare gioia alla vista di questa speciale ed festosa creazione di Dio. 



Verso le 3 di pomeriggio i girasoli sorridono e felici salutano il viaggiatore. Che grande esplosione di esuberanza e grazia come se il loro destino fosse quello di farci sorridere.

Alle 6. 30 di mattina pero' sono quasi tutti addormentati.










Arriviamo ad Assisi

Finalmente l'ultimo giorno e' arrivato. Tra alcune ore pregheremo sulla tomba di San Francesco rendendo omaggio a questo amico speciale che ha vissuto così intimamente nella mia anima in questi giorni e queste notti. Improvvisamente mentre siamo sulla cresta della collina vediamo a distanza la grande torre della Basilica Superiore di Assisi.
Voglio allungare il braccio per toccarla. Ma la strada e' ingannevolmente lunga. Driek è, tra le tantissime cose, un grande lettore di mappe e continua a mettermi in guardia di quanto ancora dobbiamo salire e scendere attraversando alcune valli.


Non importa più a questo punto, pensai. Ci arriviamo presto.

Molte volte in questi giorni mi sono girata indietro e ho visto a lontana distanza il monastero, o l'eremo, o il villaggio che avevamo lasciato la mattina. Mi sono sentita orgogliosa che mi sono spostata così tanto solo con i miei due piedi. C' è una sorta di piacere, un senso di compimento nel realizzare che anche senza macchina o altro modo di trasporto si possa raggiungere lo stesso la destinazione. Ho avuto il tempo di valutare la vita nella sua semplicità', con solo l'essenziale sulle spalle e un amico accanto con il quale le parole non servono. L' esempio di San Francesco come imitazione di Gesù' fu un ispirazione per tutto il percorso. Il suo santo matrimonio con  signora povertà' e la sua completa devozione verso la croce ha suggerito una nuova dimensione alla mia anima, liberandola da pensieri che la annebbiano.

Camminare e' anche una meditazione zen. Un passo alla volta invitandoti nel presente momento.
"Benediciamo la terra con ogni passo che facciamo", disse San Francesco. Come e' vero!

Benedetta è l' anima che non spreca un momento nel lamentarsi del passato. Camminare aiuta la tua mente a rallentare e in alcuni effimeri istanti ti lascia intravedere qualcosa di eterno. Le mie più' grandi idee, intuizioni e inspirazioni poetiche avvengono quando cammino. E divento eterea, malgrado la gravita' mi spinge giù nella dura materia del corpo, mi sento come librare in alto, libera in una dimensione di spazio infinito, liquido e leggero senza confini e senza limitazioni. Un vero senso di libertà' sconfinata.

L'ultimo sforzo per entrare ad Assisi è percorrere una lunga strada asfaltata molto ripida, dove grazie a Dio nessuno o quasi passa con la macchina. Siamo entrati in città' attraverso la porta di San Giacomo e lì il mondo improvvisamente si parò davanti in tutto il suo caos. La visione della Basilica con il suo bel prato davanti era tutto ciò' che volevo vedere, ma le voci, i colori, il rumore dei turisti mi colpì come uno shock culturale. Dal silenzio di questi giorni e il lento cammino atterrammo in una Assisi letteralmente assaltata da americani, giapponesi, e turisti di ogni nazionalità. Non permettevo che questo mi rovinasse la riunione con San Francesco. Vivendo ad Amsterdam sono abituata ai turisti lungo tutto l'anno. Ma ad Assisi fu difficile da sopportare.



Non ci sono parole per descrivere come mi sento ogni volta che entro nella Basilica di San Francesco. Conservo questi momenti nel mio santuario interiore con Dio.  Nonostante
l'ammontare di persone al suo interno, il silenzio è fortunatamente ben rispettato e uno può  tuffarsi nella bellezza dei dipinti di Giotto, ma anche chiudere gli occhi  e sentire la presenza dell' umile Santo nella sua estatica unione con Dio. E lui è lì con te. Nel tuo cuore.

Abbiamo dovuto attraversare la città', e farci strada tra la folla rumoreggiante nelle piccole stradine per andare a salutare la tomba di  Santa Chiara, nella sobria chiesa dedicata a lei, esattamente all'altro lato di Assisi. Da lì prendemmo la strada che scende da Assisi verso Santa Maria degli Angeli. "La perfetta letizia", l' ostello veramente francescano per pellegrini, dove avremmo pernottato quella notte, gestito da Angela, è attaccato alle mura della famosa Basilica.
Dopo una doccia veloce anticipavo con ardore il momento in cui potevo inginocchiarmi nella Porziuncola, l'umile chiesetta dove Francesco incominciò il suo lavoro. Alla fine dei vespri serali un frate francescano ci permise di rimanere da soli nella sacra Porziuncola e ci diede la benedizione dei pellegrini. Mi sono sentita inondata dalla grazia di Dio. 

Adesso potevo ritornare sulle mie montagne in Trentino e da lì ad Amsterdam. Il prossimo anno se sarò ancora in grado di camminare a lungo, farò la seconda parte del cammino. Da Assisi a Rieti.

Fuori dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli che racchiude e quasi inghiotte  la piccola Porziuncola, ricevetti una chiamata dalla mia mamma che mi raccontò che il papà ha dovuto essere ricoverato urgentemente in ospedale alcune ore prima. Dopo il primo momento di paura per la sua vita, sentì una nuova calma scendere su di me. E un accettazione della vita così come arriva. Il papa' al telefono mi disse che potevo ringraziare S.Francesco. Il mio papa è ora che scrivo questa testimonianza di nuovo a casa, sorridente e sereno.

Finalmente  la mattina dopo incontrammo Angela e sebbene non ci fosse molto tempo perché dovevamo prendere il treno che ci riportava a La Verna  ci siamo ritrovate come se ci conoscessimo da tanto.
Prego che Angela e i suoi aiutanti volontari possano trovare un altro casa che ospiti i pellegrini, visto che in ottobre 2010 devono restituire il posto usato come ostello ai frati francescani.
Angela si merita più di un "grazie" per il suo sforzo, primo nel' aprire letteralmente il percorso attraverso i boschi della Toscana e dell Umbria, poi nel creare un libro che descrive molto dettagliatamente la via da La Verna fino a Rieti. E infine nel' allestire l'ostello La perfetta letizia provvedendo così' un vero alloggio francescano per i pellegrini sulla via.
Si merita un Alleluia  e tutto l' aiuto che può ricevere per trovare un altro posto idoneo, un vero rifugio per pellegrini dove ci si possa riposare arrivati ad Assisi.                

Questo cammino fu per me un esperienza del divino

Usando una espressione della mia vita con Osho e con il gruppo del Miracle of love dico: Questo cammino è stato "il gruppo più intenso" che abbia fatto. Eccetto che non era un gruppo e non c' era un leader da dover seguire, nessuna regola da obbedire o istruzioni da osservare, nessuno che ti controllava. Ho camminato da sola, con nessuno che mi diceva come essere e con la bussola interiore sincronizzata sulla sacra presenza di San Francesco. Ho camminato con un vero compagno accanto che mi conosce e rispetta il mio bisogno di solitudine, silenzio e natura selvaggia. Entrambi amiamo le salite solitarie in montagna dove raramente incontriamo persone e in generale tendiamo ad  allontanarci dalla folla. Questa  può essere, forse,  abbastanza  una ragione per cui non fare il famoso cammino di Santiago di Compostela, così diventato alla moda. Lì sì puoi trovare tantissimi pellegrini lungo la strada.

Così abbiamo camminato da soli, noi due, e fu in realtà il più potente cammino che fino ad ora ho percorso.


Caro Dio

 Caro Dio, ti prego rivelaci la tua bellezza sublime
che e' dappertutto, dappertutto, dappertutto
così che non ci sentiremmo più impauriti
Mio divino amore, mio amore
ti prego lasciaci toccare il tuo viso.
poesia di S. F. 


Il racconto in versione inglese cliccate qui
L'esperienza di Driek descritta in inglese su questo  link.

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posted by Milena at 2:55 AM 0 comments

In the footsteps of St Francis: a walk from la Verna to Assisi

Friday, August 13, 2010

Il racconto tradotto in italiano cliccate qui


I dedicated this walk to my beloved mother who never cease to love me and have trust on me. To whom I am immensely grateful.  Last August '09 at the age 72  she walked the last 190 km of the  "Camino de Santiago de Compostela". 
And to my dear father who can't walk much in these days.


In the video below a slideshow of the journey accompanied by the prayer of S. Francis sung by Driek and Milena

It all started by talking with my sweet friend Loredana who few years ago walked the "Peace walk" from Gubbio to Assisi with a group of 40 adolescents. She gave me the guide book from Angela Seracchioli and I knew when I read it that I wanted to walk the footsteps of my beloved St. Francis. The actual complete "Cammino" is 14 days from La Verna to Rieti- Poggio Bustone.
Our goal was to reach Assisi, half of the journey. From La Verna to Assisi 190 km. We drove from my valley ( Val di Non in Trentino) to La Verna ( near Arezzo south of Tuscany) the day after Holland became second. Our car was dressed in orange and we were happy nevertheless.
Me and Driek  decided to wait till the 2010 world cup final, Oranje against Spain, because I didn't want to be bothered by football during this holy walk.  That caused us to pick the hottest weather in the whole summer, which had many positive aspects like no rain whatsoever, but also some pretty demanding side effects, like carrying more drinking water and still being dehydrated at the end of the day.
But it is all relative in the bigger scheme of a pilgrimage.
Arriving in La Verna


In La Verna sister Priscilla and her helpers welcomed us with a loving smile, a nourishing meal and a bed to sleep. When I entered the Foresteria -guest house for pilgrims- of the monastery, I could not hold my tears. St. Francis already started to beat in my heart and never left me since then. What a wonderful holy place is the mount of La Verna. You can breathe in all of Francesco wonderful, to say the least, life.  He is in the air, in the loving smiles of the friars and nuns, in one of his robes you can see in the sanctuary but most of all in the wild rocks below, where he made his bed.


We left from La Verna on Tuesday morning 13 of July and very optimistically started walking towards the hermitage of Cerbaiolo. 27 km according to Angela's book "Di qui' passo' Francesco", our bible in these days.

 Blessed me St. Francis because I need you to walk with me.

Soon the backpack started weighing on our shoulders and the hot scorching weather caused us to stop many times for a drink of water. I was careful to load our backpack and took with us only what was necessary. Each of them was not more then ca. 6-7 kg, but we didn't calculate the weight of extra water for the long day. We prepared ourselves walking long excursion on the Dolomiti of Brenta and the Maddalene chain.

On the way to Rifugio Pedrotti Brenta dolomiti July 2010

There on the arduous way up the rocky mountains we could always find water to fill up our bottles. Soon we had to discover that along our route to Assisi there were no fountains or streams with drinking water, so we had to load ourselves like donkeys with that magic, essential liquid, without which we would die. The amount of liquid we sweat out is beyond imagination.

"Laudato si' mi" Signore, per sor'acqua, la quale e' molto utile et umile e preziosa e casta"
"Be praised, Thou my Lord for sister water who is very useful and humble and precious and chaste".


Walking is already a prayer.


So many memories and thoughts came to my mind as I was walking the first day to Cerbaiolo. The body was after few hours already aching tremendously. All the scars in my legs were screaming for a break, the hips having to carry also the weight of the back pack started to talk to me. They were reminding me of a long time ago post surgery time, lying on an hospital bed in a foreigner country wondering what my life will be after the traumatic experience of being hit by a car and almost killed.
In those silent and painful memories St. Francis started to sing to me and for few moments my pain became numbed out and I could continue the hard trek to Cerbaiolo. Angela in her guide book she warns the pilgrim of the two possibilities from Pieve Santo Stefano to the hermitage of  Cerbaiolo. She writes: in case of rain is preferably to take the dirt road, otherwise the treks that run along the mountain is more wild and picturesque. Being an adventurous soul I thought to go along the most wild path, not fully considering the heat, and consequently the need for more rest. The water started to run out and we still were not close to our destination.
Yes, honestly to my bone, the first day was the most difficult and I truly regretted not having taken the dirt road. But if I had, my experience would not have been the same.

When finally the signpost appeared that the Ostello Francescano was "only" 20 minutes away, I literally couldn't walk anymore. Suddenly tears were flowing down my chicks with each step I took. The tremendous pain all over my body together with the total exhaustion started to melt with a sense of euphoria, that allowed me to take a flight in the depth of my heart, into a love of serene acceptance. My friend St. Francis must have felt much more then this on his last journey from La Verna to Assisi. He knew he was not going to return to that wonderful mountain where he had such a deep communion  with the Beloved of the Beloveds, Almighty God. As the story goes he left La Verna carrying the signs, the Stigmata of his fervent ecstasy with the Lord, an example of pure "Imitatio Christi" to the core of his being.
I was praying with each step to let me forget the injuries and unkindness of some of my friends, to help me find a real forgiveness for who betrayed my trust and the deepest sacred bond of friendship.
This is such a painful area in  my life, however despite the bitterness and disappointment I am at times experiencing I will not stop putting my trust on the good side of human kind and learn the art of compassion.

Like roots

Our hands imbibe like roots,
so I place them on what is beautiful in this world.

and I fold them in prayer, 
and they draw from the heavens
light.

St. Francis poem







Walking was healing those wounds of the soul, reminding me that after one step there is another to come, like after you breathe in you have to breathe out as well. I will not cease to put my trust in Him and to hope when despair clouds my mind.
Walking with the awareness that eight hundreds years before me Francesco was dancing in the same place, was enough to dissipate any doubts or any darkness. Each time I came back to this awareness, my soul jumped in gratitude and total happiness.
Being enveloped by St. Francis words, by his blessings, I was able to let go fast inside and to rejoice in each of my steps into his footprints.
I could almost see him, admiring God's creation, forgetting the world and his preoccupations of money, richness, career, the weakness of mankind, rather being lost singing out loud his mad love for God. Francesco was inviting me to be a fool for God and not to pose so much thoughts on things, people, situations who didn't lift my soul to Him,  to turn to nature, to silence, to poetry, to my heart, to God.
To appreciate every single flower, bird's song, to praise the sun and the moon for never stopping giving us strength and lightening our path whether in the day or through the  darkest night. To undressed myself of what is not necessary instead bringing with me only the consciousness of what is truly important.

Laudato si' mi' Signore, con tucte le tue creature,
specialmente messer lo frate Sole, 
lo quale jorna e illumini noi per lui;
et elli e' bello e radiante con grande splendore:
da te, Altissimo, porta significazione.

Be praised, Thous, my Lord with all Thy creature,
and most especially by  Sir Brother Sun:
He gives us the day and he is beautiful and shines with great splendor,
Of Thee, Most High he is the sign.



Laudato si' mi' Signore, 
per sora Luna e le stelle:
in cielo le hai formate,
clarite e preziose e belle



Be praised, Thou, my Lord,
For sister Moon and the stars:
In the sky Thou hast created them, 
clear, precious and beautiful.

Arriving in Cerbaiolo.

At the end of our first day, exhausted and dehydrated, we arrived at the Ostello Francescano near the Hermitage of Cerbaiolo.  No one is actually running the hostel.  A man, whom I informed by phone we would be late, was waiting for us. He forgot to even greet us and to offer us just some plain water, instead busy as he was to return to his home down in the  village, he wanted to see our passport to quickly register us requesting the night fee. I had to swallow not to be unkind to him, but certainly after such strenuous day I was expecting a bit more of empathy and a true Franciscan welcome.
How mistaken I was.  The hostel was very neglected, dirt and many cats were at home there. However I was glad to have a bed to sleep even though I could only rest my body but was not able to sleep because my joints and muscle were all aching. At the thought that Francis made a smooth stone as his bed, I could not bear the thought of me complaining. So I tried not to and kept breathing in and out as I was lying on my back, any other position was indeed not possible, on a worn out mattress where my body sank in deep prayer to go through the night. Memories took me back to many sleepless night, in the hospital bed, hurt in the body and in the soul, crying for a way out, begging to see some light at a young age of 22 y.old.
Thinking of what Francesco said about "The perfect joy" - "La perfetta letizia" - I could doze off  in gratitude for the miracle of being still here, able to walk, and able to feel happy despite the pain.

Eremo di Cerbaiolo

The sun is always rising
Despite the sore muscles, our legs and our heart was looking forward to new adventures. We were ready to continue our journey and we were not going to suffer unnecessary today, so we kept the option open to break our journey in La Montagna, a group of houses on the way to the Montecasale hermitage.

There is something grand and yet very humble in putting each foot in front of the other and move gently at a human pace through forest, open meadow, the crest of a hill, in the dry bed of a river. One step at a time, slow, no need to rush anywhere, plenty of time, our home is on our shoulder, the heart is  beating silently and the sweat runs down your whole body.
How wonderful is to have the time to look around, breathe in uncontaminated air, admiring the flight of a butterfly kissing a flower, even a viper crossing the road makes you smile. The multitude of color of those flowers were cheering me up more then once in the arduous moments of our walk. True joy pervaded my heart and serotonin was kicking in my brain giving me a state of euphoria, a natural happiness, without any drug.

Laudato si mi Signore,
per sora nostra Matre Terra
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.



Praised be Thou my Lord,
for our sister and  mother, the Earth,
who sustains us and keep us:
she brings forth the various fruits
with colored flowers and leaves.


By 6 pm, after eight hours of walking and some much needed breaks, we arrived in Montagna. Too late to continue to the Monastery of Montecasale and down to San Sepolcro.
Ofelia and her husband were the most exquisite hosts. After the  rather primitive camping situation in Cerbaiolo I felt like a princess when Ofeila showed us the accommodation in the apartment facing the wonderful valley, for the modest pilgrim fee of 20 euro each. She also cooked a delicious meal with the veggies of her garden that we ate all together in such a warm, loving atmosphere.

A moment of kindness can heal thousand memories of past hurt. The sharing at the dinner table was that of pilgrims on the walk of life: deep, adventurous, sacred and funny.
We were so happy.  Ofelia too.

"A friend is the one who is there for you when you need, even when a moment before he was a perfect stranger."

Ofelia and her flowers in the BB Alla Battuta in Montagna.


The Hermitage of Montecasale.

Rested, refreshed and very happy we walked towards the Monastery of Montecasale. Everything seemed smiling at us, even our backpack felt lighter. The path to get there is caressing the side of the hills and the view all around makes you feel grateful in admiration of God's creation.

Once again at the feet of my master S. Francesco, for these days,  brought loving tears and serene moments of prayer when we recited the Angelus in the little chapel together with the friars at noon time.
It is not so important how many words you say with your mouth, true prayer comes straight from your heart and I prefer to sit silently in divine communion with the Lord then having to speak out loud. However there is something very soothing in singing the Psalm and the Vespers in the melodic tone together with nuns or friars who devoted their lives to prayers. My soul, like an instrument that found the right tune, simply and innocently resonate with theirs.
Oh how divine food is prayer for the soul.




Blessed be S. Francesco
for the joy
that you bring to my heart.

He asked for charity
God came to my house and asked for charity.
And I fell to my knees and cried,
"Beloved, what may I give?
"Just love." He said
"Just love."
St. Francis poem


Just below the hermitage of Montecasale, we ate our bread and cheese, prepared by Ofelia, at the "Sasso spicco". This is another holy place where S. Francesco was sitting in contemplation of nature and deep prayer. 
How I could feel him in those rocks! The nature around is still like it used to be and it is very easy to imagine this little holy man lost in his fervent devotion talking to rocks, birds, the small waterfall and the sky with only a rock as his roof. He was forgetful of time and ever so innocently lost in amazement when some of his friars would wake him up from his ecstatic state.

After a long, steep trek downhill and at times even dangerous through thick forest and muddy earth we reached  the plain of San Sepolcro. I always find it so demanding for my knees going down the mountains. Most of the time when I reach the valley down the slope, I can't walk without a tremendous effort. This was such a time.
At that point without much thought we decided to take a bus straight to Citta' di Castello and to reunite with Mirella whom we met along the road several times in the past days.
Me and Mirella admiring the landscape

We skipped a day of walking this way, from S. Sepolcro to Citta' di Castello. Angela describes it's a beautiful trek in the valley of Valtiberina, but we were so dehydrated and suffering from the heat that we simply needed a break. A pilgrim is also the one who can find alternative ways to get to destination if the body cannot make it any longer. 
Our joke was that if S. Francis had been around in nowadays he would have said: Hello guys why don't you take a bus, ride with air conditioning, you don't want to die on my footstep. This heat is beyond tolerance, better stay healthy  and arrive at destination. Be smart. Take a bus. I didn't have a choice in my time.  I love you anyway. 

Of  course the people we met on the bus could not understand why we would walk under such a hot weather with a backpack on our shoulder, when the rest of Italy that was not already in holiday,  was dreaming of just lying on its beaches. I discovered that many of the locals in all the villages and town we passed through to Assisi hardly walked even one stage of the "Cammino Francescano". So naturally they were more then happy to welcome us on the bus and find out what is that brings us walking such a long way. I could never really answer that question.

Citta' di Castello 

Elisa, running the Residenza Antica Canonica, situated attached to the walls of the "Duomo" in the central square, welcomed us beautifully.
We had our share of walking along this adorable little town. I visited and sat in prayer in all the churches. I prayed with the "Clarisse" "Poor Clares" as they opened the grate and shared the singing of the Vespers with us.
We cannot really talk about St Francis without speaking of his counterpart Saint Clair. United by a mystical wedding in their love for God the story of one cannot be told without the other. 
So this is my time to express my profound admiration and devotion to S. Chiara and her Order of the "Clarisse", the Poor Clares. 
Saint Clare
The story of this young lady, still a girl, that decided to leave the security of her noble family, sisters and friends and run to the Porziuncola where S. Francesco cut her hair and declared she was his first female disciple, is the story of tremendous courage, inner strength and absolute love and devotion to Jesus Christ and to Francesco.
So much has been written about St. Teresa of Avila and her ecstasies, even Bernini's most famous sculpture depicts her in one of her raptures... in comparison St. Clare lacks all this grandiosity. She is an example of true humility. 
And she was in ecstasy all the time. 
When you read the story of St. Claire from Thomas of Celano, written in fact just a few years after her death and based on testimonials, you can feel the grace and immense gentility of this soul. Despite a weak body and recurrent sickness she lived a long life, to praise the Lord and be the founder of the Order named after her.
Whenever I meet a Poor Clare I can see through their gentleness and loving smile the same warmth that she must have had and that rekindled so many hearts. It certainly kindles mine.

Full of the beauty of this town and having said goodbye to our friend Mirella we took a bus to Gubbio.
I still was not fit to walk again. Therefore we missed the Pietralunga stage of the journey.

From Gubbio to Assisi.


In Gubbio we realized quickly how the Umbrian touristic office was in competition with the Tuscan touristic office and with Angela Seracchioli. We decided to stay out of any "political" argument choosing to keep her book as our guide. After all we were walking on the foot step of Francesco, why on earth people has to fight over the rights of the "correct trek" he walked 800 years ago.  






From Gubbio we followed the "Sentiero Francescano della Pace' - the Franciscan trail of peace - created in 2000 for the Jubilee year. Actually, the walk starts from Assisi towards Gubbio, tracing the steps that St. Francis walked when he left his life as he knew it and adventured through the wild nature, in search for more of God all the way to Gubbio. Over the years he walked  the same trek in both directions.
However, we decided to start our walk from the Abbey of Vallingegno, avoiding therefore the long annoying state road where my feet would fry on the asphalt. I rather go up and down hills and mountains where no car passes, than walk along a busy state road. Early in the morning a bus took us close to the Abbey, just a few km outside Gubbio. The old Abbey is now an "Agriturismo", a country hotel,  but we could peak through the cracks in the door of the wonderful little church. The story goes that Francis was not a very welcome guest here when he escaped Assisi.


From here we needed to cross through the valley to reconnect with the main path. Hardly nobody walks this way, so in the style of Francis we literally had to made our way through thick bushes with thorns, which left my arms and legs bleeding. I felt so much like a "Rambo Franciscan Milena" walking for peace in the middle of vipers, high grass, nettles, invisible paths and stinging mosquitoes. But I simply loved it although it took us three hours before we connected to the dirt road leading us to Biscina. 


 
We passed in front of  the 'Eremo di san Pietro in Vigneto". We knew that the hermit, a monk who is taking care of the place, doesn't want to be disturbed. Across the huge gate full of signs: no entrance, no touristic visit, no pilgrims. Opposite the gate was a meadow with drinking water and two wooden benches with a table. So indeed we stopped a bit to recuperate and say a prayer for this hermit who doesn't allow anyone to visit the Hermitage. How sad. There was something so righteous almost arrogant of the writing on the gate, that I felt sorry for him. The preaching that God is found inside ourselves are unquestionable to me, however all the writing on that gate were not respectful to those who are walking in prayer to pay a tribute to a man who didn't put up bars, or gates. He rather walked in joy despite the rejection and hardship.
Pax et Bonum was S. Francis salute.


From there on to Biscina, I thought I couldn't make it. The sun was scorching and the heat was taking our breath away. I started to feel dizzy and on the verge of fainting, my head aching and pulsating, my eyes burning. The thought that kept me from giving up was imagining how it would have been for Francesco to run away from everything familiar to him,  in a cold winter, towards a friend who he didn't see for a long time and still singing and rejoicing for his choice. 

When we reached the Agritur in Biscina next to the old castle I only wanted to crash on a bed and die. 

I didn't die; both of us literally woke up two hours later from a state of profound "coma". Thanks to heaven the headache and nausea were gone. The swimming pool and the evening meal did the rest to bring us back into shape.
The morning after we were fit to continue.


The castle of Biscina, ruined in the earthquake of '84, still has its charm. Walking around the courtyard, I was thrown back at another age where lords, knights, priests and peasants lived together.  Sitting on top of the hill it dominates the valley of Chiascio, its grandiose structure still speaks of old glory. Legend wants that St. Francis in his wondering through the Umbrian valleys would passed by here.




We set forth to Valfabbrica, to break our journey to Assisi one more time. I love to walk but apart from my bad knees and a paralyzed foot I was not quite prepared to have those long days of eight to 10 hours in such hot weather.  The heatwave really "hit" my system, requesting me to cut the last stage of the journey in two days.
The magic of walking had its effects though. The mind was more at peace and even though the breath was moving fast in and out of the body under the zealous pace, I could let go inside of anyone who still was bothering me.

Oh divine master grant that I seek not so much to be understood then to understand.

Whenever I stumbled inside trying to find a reason for the nasty behavior of some friends whom I helped in their difficult time, I went on my knees inside and asked to understand. The sour taste in my mouth would simply dissipate in the fervent moment of prayer. With each step, life goes on!
If I may have done something wrong I can forgive myself and those who hurt me.

Can true humility and compassion exist in our words and eyes
unless we know we too are capable of any act?
St Francis poem

Assisi was approaching but my journey on the footstep of my most beloved Francesco will continue inside my heart.  The prayer "Make me an instrument" of S. Francesco was one of my mantra's through these days and always lifts my soul.

Walking alone, waking with others
During the first part of our walk we hardly met pilgrims on our journey. Me and Driek can be still for a long time, sometimes it feels like walking totally alone. I love it, and he knows it.  Since we left Gubbio we were meeting more people and I had to be careful to keep maintaining the space and silence I wanted to experience.
On this day towards Valfabbrica we met a group of 15 Austrian walkers. We were sitting in the only shadow there was, away from the State road, trying to catch a breath and change shoes, when one of the woman in broken English asked me if there was a bar nearby. "I have no idea if there is one" I answered in German. We met again later and they told us they did find a bar, had beer and wine. Later in the day they were sitting in the only bar open in the village of Valfabbrica and they invite us to join them. In front of them on the table many big glasses of beer.  I said to them, "thank you but I need a coffee, if I drink any alcohol I die."
There are so many ways to be with God. Some chooses beer some chooses cappuccino. What really matters is not to judge. On the other end if the company of some people is not for me I learned to walk away and let the other live. 




Approaching Valfabbrica we were catapulted in an hallucinogen land by the vision of immense field of sunflowers. What a delight to our eyes. The effect the bright colors of this tall flowers  had on us was like a glass of beer.  We burst into mad laughter. I can't avoid feeling joy at the sight of this special God's creation.
Around 3 pm in the afternoon the sunflowers are chuckling and happy to greet us. What an explosion of exuberance and grace as if their job in life is making you smile.

6.30 am. In the morning though they are almost all still asleep.












Arriving in Assisi

Finally the last day has arrived. In a few hours we will pray at S. Francis tomb rendering homage to this special friend that has lived so very intimately in my soul during these days and nights.
Suddenly as we stand on the crest of the hill we see at the far distance the big tower of the Basilica Superiore in Assisi.
I want to stretch my arm to touch it. But the way is still deceitfully long. Driek is, amongst many other things, a great map reader and he keeps warning me of how many times we still have to walk up and down, crossing few valleys.

It doesn't matter any more, I thought. We are getting there.
Many times in these days I turned around and saw in the far distance the monastery or hermitage or village we left early that morning. I felt proud of myself, that I moved so much only with my two feet. A sort of pleasure a sense of accomplishment to realize that even without cars or any other form of transportation I can still reach  destination. I had the time to value life in its simplicity, with only the essentials on my shoulder, and a friend by my side with whom words are not needed. The example of S. Francis in its imitation of Jesus was an inspiration all the way. His holy marriage with Lady Poverty and the complete devotion to the cross suggested a new dimension to my soul and purified me of polluting thoughts.

Walking is also a zen meditation. One step at the time inviting you in the present moment.
We blessed the earth with each step we take, said Francis. How true!
Blessed is that mortal soul who doesn't waste a moment wallowing in the past. Walking helps your mind to slow down and in some fleeting instants gives you a glimpse of the eternal. The greatest ideas and intuition come to me when I walk. And I become ethereal, despite the gravity pulling me down in the hard matter of my body, I feel like soaring high and free in a dimension of infinite space, liquid and light knowing no boundaries and no restrains. A true sense of boundless freedom!

The last effort to get into Assisi is a very long uphill walk on a paved road, where thanks God hardly anyone drives. We entered the town through the gate (porta) of San Giacomo and there the world suddenly appeared to us in its full chaos. The vision of the Basilica with the meadow in front was the only thing I wanted to see, but the voices, colors, noise of tourism hit me like a cultural shock. From the silence of these days and slow walking we landed in an Assisi literally assaulted by American, Japanese and tourists of other nationalities. I was not going to let this spoil my reunion with Francesco.
Living in Amsterdam, I am used to tourists all year long. However in Assisi it was hard to take it.
There are no words to describe how I feel each time I entered the Basilica of S. Francis. I keep those moments as my secret in my inner sanctuary with God. Despite the amount of people the silence is respected and one can dive in the beauty of Giotto paintings, but also close the eyes and feel the presence of Francesco ecstatic union with God. And he is right there with you. In your heart.

We had to cross the town and made way through a mass of people in order to say high to S. Chiara tomb, in the sober church dedicate to her. There we took the road down the hill of Assisi towards Santa Maria of the Angels.  "La perfetta Letizia"  the Franciscan hostel run by Angela where we were staying that night, is attached to the walls of the famous Basilica.

At last Angela and me in an intense conversation.

Finally I met Angela and although we didn't have much time, we immediately connected as if we knew each other for a very long time.
I pray Angela and her entourage of volunteers  will find another house to host the pilgrims of this  "Cammino francescano Tau", as at the end of Oktober 2010 she has to return the place to the Franciscan friars.
Angela deserves more then a "thank you" for her endeavor, first in paving the way literally through the woods of Tuscany and Umbria, then in creating the book that describes the route from La Verna to Rieti. And finally in setting up the hostel "La Perfetta letizia" providing thus a true Franciscan place to stay for the pilgrims on the road.
She deserves an Hallelujah and all the help she can get to find another suitable place, a true pilgrims refugee where we all can rest in Assisi.

After a quick shower I was looking forward to actually kneel in the small Porziuncola, the humble place where Francesco started his work. At the end of the evening vespers a friar allowed us to stay alone in the sacred Porziuncola and gave us the pilgrims' blessing. I felt showered by God grace.
Now I could return to the mountain and on to Amsterdam. Next year if I am still capable I will walk the second part of this pilgrimage. From Assisi to Rieti.

Outside the church of "Santa Maria degli Angeli" which envelopes and almost swallows the little Porziuncola I received a call from my mother telling me that my father was brought urgently to the hospital few hours before. After the first moment of fear for his life a calm descended over me, and an acceptance of life as it comes. My dad is now, that I write this chronicle, back home and still kicking and smiling.

This walk was for me an experience of the divine. 
Quoting a cult-like expression of my sannyasin and mol friends I say: This walk was the most intense group I ever did. Except it was not a group, and there was no leader whose instructions to follow, no rules to obey and no-one to control you.
I walked on my own, with no one telling me how to be myself, and my inner compass tuned into the holy presence of Francis. I walked with a true companion by my side who knows me and respect my needs for solitude, silence and wild nature. We both love our solitary treks in the mountains where we hardly meet people and shrink from noisy crowd. That may be enough of a reason why we most probably won't walk the famous Camino of Santiago of Compostela as it has become very fashionable, and truly you can find herds of pilgrims on the road.

So we walked alone the two of us and it was indeed the most powerful walk I ever did.

Dear God

Dear God, please reveal to us
your sublime beauty

that is everywhere, everywhere, everywhere,

so that we will never again
feel frightened.

My divine love, my love, 
please let us touch your face.

 St. Francis poem

Driek's  experience of the walk is described now on this link.

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posted by Milena at 8:34 AM 9 comments