Dedico questo racconto alla mia cara mamma che non smette di amarmi e di avere fiducia in me. Nell'agosto 09 all' età di 72 ani camminò gli ultimi 190 km del "camino di Santiago di Compostela."
E al mio caro papa' che non può più camminare come una volta. 
A loro sono immensamente grata.

Nel video potete osservare le foto fatte lungo il percorso e ascoltare la preghiera di San Francesco cantata da me e Driek.



Tutto cominciò parlando con la mia dolce amica Loredana la quale alcuni fa percorse il "sentiero della Pace" da Gubbio ad Assisi con un gruppo di 40 adolescenti. Mi diede il libro guida di Angela Serrachioli e quando incominciai a leggerlo seppi che volevo camminare sulle orme di San Francesco. Il completo cammino e' di 14 giorni da la Verna a Rieti - Poggio Bustone.
La nostra destinazione era Assisi, meta' del percorso. Da La Verna ad Assisi sono 190 km. Guidammo con la macchina dalla valle di Non nel Trentino fino a La Verna (vicino ad Arezzo in Toscana) il giorno dopo che Olanda arrivo' seconda nella coppa del mondo 2010. La nostra macchina era decorata ugualmente in arancione e noi eravamo felici lo stesso del secondo posto.
Io e Driek decidemmo di aspettare la finale della coppa del Mondo 2010, Olanda contro Spagna. Non volevo essere disturbata dal calcio durante questo santo cammino. Questa decisione causo'  di prendere il periodo più caldo di tutta l'estate, il che' ebbe aspetti positivi come la mancanza di pioggia, ma anche e soprattutto molti problemi collaterali come il portare sopra le nostre spalle molta più' acqua e arrivare comunque alla fine della giornata a destinazione quasi disidratati.
Ma tutto e' relativo nel grande schema di un pellegrinaggio.

Arrivando a La Verna




A La Verna suor Priscilla e i suoi aiutanti ci accolsero con un gentile sorriso, una cena abbondante e nutriente e un letto per dormire. Quando entrai nella foresteria del monastero non potei trattenere le lacrime. San Francesco incominciò a  battere nel mio cuore e non mi lasciò mai da allora.
La montagna di La Verna è semplicemente un posto meraviglioso. Uno può respirare tutta la sua incredibile, per dire il minimo, vita. Lui e' nell'aria, nei sorrisi silenziosi dei frati e delle suore, in una delle sue tuniche che puoi osservare nel santuario, ma soprattutto nelle rocce selvagge sotto la chiesa, dove lui fece il suo letto.




Abbiamo lasciato La Verna martedì mattina del 13 luglio e molto ottimisti incominciammo a camminare verso l'eremitaggio di Cerbaiolo. Secondo il libro di Angela, "Di qui passò Francesco", che fu la nostra bibbia in quei giorni, sono 27 km.

 Benedicimi San Francesco, ho bisogno che tu cammini con me.

Presto lo zaino incominciò a pesarmi sulle spalle e il caldo cocente ci impose di fermarci molte volte per bere. Ero stata molto attenta a non caricare troppo i nostri zaini e di portare con me lo stretto necessario. Ciascuno pesava circa sui 6 / 7 chili, ma non avevo calcolato il peso extra dell'acqua per tutto il giorno. Ci siamo preparati per questo viaggio facendo delle lunghe escursioni sulle Dolomiti del Brenta e sulla catene delle Maddalene.
Lassù lungo i sentieri difficili e faticosi, lungo le montagne rocciose riuscivamo a trovare sempre acqua per riempire le nostre borracce. Presto ci rendemmo conto che lungo la strada per Assisi non c'erano fontane, o corsi d' acqua potabile, così' dovevamo caricarci come asini di quel amico, liquido, essenziale senza il quale l'uomo muore. L'ammontare di liquidi inoltre che sudavamo e' al di la dell'immaginabile.


Verso il Rifugio Pedrotti  sul Brenta luglio 2010

Lassù lungo i sentieri difficili e faticosi, lungo le montagne rocciose riuscivamo a trovare sempre acqua per riempire le nostre borracce. Presto ci rendemmo conto che lungo la strada per Assisi non c'erano fontane, o corsi d' acqua potabile, così' dovevamo caricarci come asini di quel amico, liquido, essenziale senza il quale l'uomo muore. L'ammontare di liquidi inoltre che sudavamo e' al di la dell'immaginabile.


"Laudato sì mì Signore, per sor'acqua, la quale e' molto utile et umile e preziosa e casta"


Camminare è già pregare


Quel primo giorno mentre camminavo per Cerbaiolo così tanti ricordi e pensieri si affioravano nella mia mente. Il corpo dopo alcune ore incominciava a soffrire terribilmente. Tutte le cicatrici sulle mie gambe gridavano per una sosta, le anche dovendo portare anche il peso dello zaino incominciarono a parlarmi. Mi ricordarono di quando molto tempo fa giacevo su di un letto d'ospedale in un paese straniero, dopo le numerosi operazioni chirurgiche,  e mi chiedevo cosa sarà della mia vita dopo la traumatica esperienza di essere stata investita e quasi uccisa da un auto.
In quei dolorosi e silenziosi ricordi S. Francesco cantava per me e per alcuni attimi i miei dolori si assopivano potendo così continuare a camminare verso Cerbaiolo. Angela nel suo libro avverte i pellegrini delle due possibilità' da Pieve Santo Stefano fino all'eremitaggio di Cerbaiolo. Scrive: nel caso di pioggia è preferibile prendere la strada bianca, altrimenti il sentiero che sale lungo la montagna e molto più selvaggio e pittoresco. Essendo un anima avventurosa prendemmo il percorso più rocambolesco, senza considerare pienamente l'effetto del caldo e conseguentemente il bisogno di più soste. Durante la mattinata più volte avevamo incontrato Mirella che camminava da sola anche lei fino a Cerbaiolo. Nel negozio di alimentari a Pieve Santo Stefano, facemmo rifornimento di acqua e cibo per cucinare una volta arrivati all'ostello.  Ripartimmo alle 4 di pomeriggio dopo già 6 ore di tratto. Percorremmo il primo pezzo insieme e poi lasciammo andare Mirella con il suo passo. Io dovevo fermarmi ogni 10 minuti. L'acqua  appena comperata incomincio presto a scarseggiare e noi non eravamo per niente vicino alla nostra destinazione. In tutta onestà  ino nel profondo delle mie ossa, scusate l'eufemismo, il primo giorno fu il più faticoso e difficile e mi sono veramente pentita di non avere scelto per la strada bianca. Ma se lo avessi fatto l' esperienza non sarebbe stata la stessa.
Quando finalmente la segnaletica ci diceva che eravamo "solo" a 20 minuti dall'ostello, io, letteralmente non riuscivo più' a camminare.
Improvvisamente le lacrime incominciarono a bagnarmi le guance ad ogni passo. Il dolore alle gambe e il totale esaurimento delle energie si mescolò con uno stato d'euforia che mi permise di entrare ancora più profondamente nel mio cuore e sentire un amore di serena accettazione.
Il mio amico Francesco deve avere vissuto ancora di più di questo nel suo ultimo viaggio da La Verna ad Assisi. Lui sapeva che non sarebbe più tornato su quella montagna meravigliosa dove lui era entrato in così' profonda comunione con l'Amato tra gli Amati, Dio supremo. Così come la sua storia ci dice, lui lasciò la Verna portando con se i segni "Le stigmate" della sua fervente estasi con il Signore, un 'esempio di pura "Imitazione di Cristo" fino al centro del suo essere.
Lo pregavo con ogni passo di aiutarmi a dimenticare le ingiurie e cattiverie di mi aveva ferito, di aiutarmi a trovare il vero perdono per chi aveva tradito la mia fiducia e il sacro legame del' amicizia.
Questo e' un punto doloroso nella mia vita e nonostante il dispiacere e l'amarezza che a volte sento non smetterò mai di porre la mia fiducia nella  parte buona degli esseri umani e di imparare l'arte della compassione. Anche Buddha mi aiuta in questo sforzo.


Come radici







Le nostre mani assorbono come radici,
così io le poso su quello che è bello in questo mondo.

e le intreccio in preghiera 
e loro attirano dal paradiso
luce.

Poesia di S. Francesco tradotta nella sua versione inglese da Milena








Camminare mi aiutava a guarire quelle ferite dell'anima, ricordandomi che dopo ogni passo ce n' è un'altro, come quando dopo l' inspirazione segue l'espirazione. Non smetterò mai di metter la mia fiducia in Lui e di sperare quando la disperazione offusca la mia mente.
Camminare con la consapevolezza che quasi 800 anni fa Francesco si muoveva ballando in quel stessi posti era abbastanza per dissipare qualsiasi dubbio o oscurità. Ogni volta che ritornavo a questa consapevolezza la mia anima saltava in gratitudine e totale felicita'.
Mi ero preparata a questo viaggio leggendo tutto su San Francesco, da Bonaventura e Celano ad autori moderni. Mi sentivo abbracciata dalle sue parole, dalle sue benedizioni, dal suo esempio e riuscivo a lasciare andare velocemente la mente con i suoi dubbi, provando ancora grande gioia di seguire le sue orme. Un po' come un ombra che ti segue, solo che nel mio caso, l'ombra ero io che seguivo la sua luce. Mi sembrava perfino di vederlo, che ammirava la creazione di Dio, dimenticandosi del mondo e delle sue preoccupazioni, soldi, prestigio, carriera, le debolezza dell'umanità', piuttosto lo vedevo perdersi a cantare a voce alta il suo pazzo amore per Dio. Francesco mi invitava ad essere un giullare per il Signore, senza posare troppa attenzione su cose, persone, situazioni che non sollevino la mia anima a Lui. Mi invitava a guardare la natura e  gioire di essa, del suo silenzio e della sua melodia, della poesia nel mio cuore per l'Amato.
Mi diceva di apprezzare ogni fiore, canto degli uccelli, il sole  e la luna che non si fermano mai nel donarci forza e illuminarci il percorso sia durante il giorno che la notte dell'anima. Mi diceva di spogliarmi di quello che non e' necessario e di portare con me la consapevolezza di quello che è veramente importante.









Laudato si' mi' Signore, con tucte le tue creature,
specialmente messer lo frate Sole, 
lo quale jorna e illumini noi per lui;
et elli e' bello e radiante con grande splendore:
da te, Altissimo, porta significazione.













Laudato si' mi' Signore, 


per sora Luna e le stelle:
in cielo le hai formate,
clarite e preziose e belle









Arriviamo a Cerbaiolo.

Alla fine del primo giorno esausti e disidratati finalmente arrivammo all'ostello francescano situato 10 minuti dall'eremo di Cerbaiolo. Per visitare l'eremo era troppo tardi.
Nessuno gestisce l'ostello. L'anziana signora che per anni insieme alle sue capre si prendeva cura sia dell'ostello che dell'eremo mori alcuni mesi prima. Un uomo che avevo informato per telefono che saremmo arrivati in ritardo ci stava aspettando. Aveva fretta di ritornare giù nel paese e si dimenticò di offrirci dell'acqua, invece ci chiese senza tanti preamboli i nostri passaporti e i soldi per la notte. Lassù in mezzo al bosco, lontano dal mondo era più' importante registrare i nostri nomi per la polizia locale che essere gentili con i pellegrini. Ma questa è anche l'Italia. Ho dovuto inghiottire per non rispondere sgradevolmente, certamente mi sarei aspettata , dopo un così lungo ed estenuante giorno un po' di empatia e un vero benvenuto francescano.
Come mi sbagliavo. L'ostello era molto trasandato, sporco e con moltissimi gatti che vi avevano fatto casa. Tuttavia ero felice di avere un letto su cui dormire anche se riuscì solo a riposare il corpo ma non fui in grado di dormire per il male alle ossa e articolazioni. Al pensiero che Francesco fece di un sasso piatto il suo letto non potevo tollerare l'idea di lamentarmi. Così non lo feci, sperando nella mia mente di non prendermi la scabbia o le pulci. Continuai a respirare l'aria che entra e che esce, così' semplicemente mentre ero sdraiata sulla schiena, su questo materasso sgualcito, dove il mio corpo si sprofondo' in profonda preghiera di riuscire ad arrivare all'alba. Ancora i ricordi mi riportarono a tutte le notti insonni che passai su quel letto d'ospedale, ferita nel corpo e nell'anima, piangendo per una via d'uscita implorando di vedere un po' di luce, alla giovane eta' di 22 anni.
Ripensando a quello che Francesco disse sulla "perfetta letizia" riuscì ad appisolarmi per un po' in gratitudine per il miracolo di essere qui, in grado di camminare e capace di essere felice nonostante il dolore.



Eremo di Cerbaiolo


Il sole sorge sempre

Il mattino dopo molto presto nonostante i muscoli doloranti, le nostre gambe e i nostri cuori erano  pronti per nuove avventure. Eravamo decisi a non soffrire inutilmente questo secondo giorno, quindi abbiamo tenuto l'opzione di fermarci a meta' strada, una piccola località chiamata La Montagna. La destinazione della seconda tappa e' San Sepolcro, altri 29 km di percorso. Ma come dicevo non intendevamo oltrepassare i nostri limiti. Quindi ci siamo incamminati dopo aver fatto colazione con Mirella che lasciò l'ostello 20 minuti prima di noi ed eravamo nuovamente ottimisti.

C'è qualcosa di grandioso e nello stesso tempo di molto umile nel mettere un passo dopo l'altro, muovendosi ad un ritmo naturale attraverso foreste, aperti prati, sopra la cresta di una montagna, nel letto asciutto di un fiume. Un passo alla volta, lento, non c' è bisogno di correre da nessuna parte, c' è abbondanza di tempo, la nostra casa è sulle spalle, il cuore batte silenziosamente e il sudore scorre lungo tutto il corpo.
Che meraviglia avere il tempo di guardarsi in giro, respirare l'aria incontaminata, ammirando il volo di una farfalla che bacia un fiore. Lo sapevate che le farfalle vivono solo un giorno? Chissà come è essere una di loro. Eppure non hanno fretta, il loro volo e' colmo di grazia e osservarle danzare sotto il sole con le ore splendide ali illumina i cuori. 
Anche una vipera che ti attraversa la strada ti fa sorridere. La moltitudine dei colori dei fiori mi hanno rallegrato più di una volta durante i momenti duri del nostro cammino. Una Vera gioia mi pervadeva nel cuore e la serotonina, l'ormone della felicita', mi entrava nel cervello regalandomi uno stato di naturale estasi, senza uso di droga alcuna.








Laudato si mi Signore,
per sora nostra Matre Terra
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.









Alle 6 di sera, dopo otto ore di cammino e molte soste indipensabili, arrivammo finalmente a La Montagna. Era troppo tardi per continuare fino al monastero di Montecasale e poi scendere fino a San Sepolcro. Se uno dovesse solo camminare senza prendersi il dovuto tempo per osservare, ammirare e perché no riflettere e pregare nei vari posti sacri che hanno visto la presenza di San Francesco, non e' più' un vero pellegrinaggio. Inoltre non avere fretta di arrivare è essenziale per vivere profondamente il momento presente. Senza contare che si possono fare incontri inaspettati e conoscere delle belle persone lungo la strada. Ofelia e' una di queste.
Lei e suo marito furono degli osti splendidi. Dopo la situazione abbastanza primitiva all'ostello sotto Cerbaiolo mi sono sentita come una principessa quando  ci mostrò il nostro alloggio. Era un piccolo appartamentino che si affacciava sulla verde valle per la modesta spesa da pellegrini di 20 euro. Inoltre si e' messa anche a cucinare per noi un pasto delizioso con i prodotti del suo giardino e tutti insieme abbiamo cenato fuori sotto gli alberi in un atmosfera calda e amichevole.
Un momento di gentilezza può guarire mille ricordi di ferite passate. La condivisione al tavolo con questa coppia che ne ha viste tante fu quella di pellegrini sul cammino della vita: profonda, avventurosa, sacra e anche scherzosa. Siamo stati tutti molto bene.

"Un amico è colui che c'è per te quando ne hai bisogno anche se un momento prima era un perfetto sconosciuto"


Ofelia e i suoi fiori B.B. Alla Battuta in Montagna.


L'eremo di Montecasale


Riposati, rinfrescati e molto felici il mattino dopo camminammo verso il monastero di Montecasale. Tutto sembrava sorriderci, anche lo zaino sembrava pesare di meno. Il percorso che porta al monastero  accarezza la cresta delle colline e la vista tutto intorno ti fa  sentire grata e molto piccola in ammirazione della creazione di Dio.


Riposati, rinfrescati e molto felici il mattino dopo camminammo verso il monastero di Montecasale. Tutto sembrava sorriderci, anche lo zaino sembrava pesare di meno. Il percorso che porta al monastero  accarezza la cresta delle colline e la vista tutto intorno ti fa  sentire grata e molto piccola in ammirazione della creazione di Dio.
Ancora una volta ai piedi del mio maestro per questi giorni, San Francesco mi ha regalato dolci lacrime e momenti sereni di preghiera quando nella piccola cappella dell'eremo ho recitato l'Angelus a mezzogiorno insieme ai monaci che sono residenti li'. Non e' importante quante parole uno dica con la bocca, la vera preghiera viene diretta dal cuore ed io preferisco sedermi in silenzio in divina comunione con il Signore che recitare ad alta voce. Tuttavia c'è qualcosa di molto rassicurante e calmante nel cantare i salmi e i vespri nell' accordo melodico insieme con le sorelle o i fratelli del'Ordine che hanno dedicato la loro vita alla preghiera. La mia anima come uno strumento che ha trovato il giusto accordo semplicemente e innocentemente risuona con la loro.
Oh che cibo divino è la preghiera per l'anima.






Beato sia tu San Francesco per la gioia che porti nel mio cuore.








Lui chiese la carità'

Dio venne alla mia casa e chiese la carità'. 

Sono caduto in ginocchio e ho pianto
"Amato cosa ho io da darti?"
"Solo amore" Lui rispose
" Solo amore"

(Poesia di S. Francesco tradotta dalla versione inglese da Milena)










Appena sotto l'eremo di Montecasale, ci siamo fermati al "sasso Spicco" a mangiare il pane e formaggio preparato da Ofelia. Questo è un' altro dei posti sacri dove S. Francesco si sedeva in contemplazione della natura e in profonda preghiera.
Come riuscivo a sentirlo in quelle rocce! La natura tutto intorno è ancora così come era allora, selvaggia, ed e' molto facile immaginare questo piccolo santo uomo nella sua fervente devozione parlare alle rocce, agli uccelli, alla piccola cascata, sotto il cielo, avendo  solo un grande roccia come suo tetto. Incurante del tempo si perdeva innocentemente nelle meraviglie del creato fino a quando i suoi frati lo richiamavano al presente da questi suoi stati di estasi prolungata.

Dopo una lunga e ripida discesa a volte anche pericolosa attraverso una foresta fitta con un sentiero terribilmente scivoloso, raggiungemmo la piana di San Sepolcro. Personalmente causa la mia situazione fisica  trovo sempre molto pesante e faticoso scendere dalla montagna. Il più delle volte quando raggiungo la valle dopo un ardua discesa non riesco più a camminare diritta. Questa fu una di quelle volte.
A questo punto senza molto riflettere decidemmo di prendere un autobus fino a Città' di Castello e di ritrovarci con Mirella che dal paesino la Montagna era andata direttamente fino alla cittadina non visitando quindi l'eremo di Montecasale. Anche il secondo giorno se fatto tutto come il libro di Angela descrive diventa un percorso da Tarzan nella giungla con molte ore di cammino, senza naturalmente contare le soste. Questa volta e' stata Mirella che si pentì di non essersi fermata con noi a Montagna, e prendersi il tempo per visitare l'eremo il giorno dopo. 
Io e Mirella ammirando il paesaggio

Prendendo l'autobus abbiamo saltato una tappa che ci avrebbe portato da San Sepolcro fino a Città' di Castello. Secondo il libro guida sembra sia un bellissimo percorso lungo la   Valtiberina, ma noi eravamo così' disidratati e sofferenti per il grande caldo che semplicemente avevamo bisogno di un giorno o quasi, di riposo.
Un pellegrino è anche colui che trova delle vie alternative per arrivare alla sua destinazione se il corpo non ce la fa più. Questo è ciò che la mia mamma mi scrisse in un sms telefonico. 
La nostra barzelletta era che  se S. Francesco fosse vissuto nell' era odierna ci avrebbe detto: "Cari ragazzi perché' non vi prendete un autobus  e viaggiate con l' aria condizionata? Non volete mica morire sulle mie orme. Questo caldo è al di là di quello che si può tollerare, meglio rimanere sani e arrivare a destinazione. Siate furbi. Prendete un autobus. Io non avevo questa scelta allora. Vi amo ugualmente." 

Naturalmente le persone che abbiamo incontrato sull'autobus non potevano capire perché' camminavamo sotto questo caldo intollerabile con uno zaino sulle spalle, quando il resto dell'Italia che non era già in vacanza sognava di stare sdraiato sulle sue belle spiagge. Ho scoperto che moltissime delle persone dei villaggi  che abbiamo attraversato in quei giorni fino ad Assisi, difficilmente avevano percorso anche una sola tappa di questo cammino TAU  francescano, conosciuto ormai in tutta Europa. Così naturalmente erano molto  curiosi e contenti di darci il benvenuto sull' autobus chiedendoci cosa ci porta da così lontano a percorrere questi sentieri. Non sono mai riuscita a rispondere completamente a questa domanda. 


Citta' di Castello 


Elisa, che gestisce la Residenza Antica Canonica che si appoggia sulle mura del "Duomo" nella piazza principale del paese, ci diede un bellissimo benvenuto. Abbiamo veramente camminato a lungo in questa bellissima cittadina. Abbiamo visitato e pregato in tutte le sue chiese e sono tantissime. Ho pregato con le "clarisse" quando aprivano la grata del loro convento e condividevano cantando i vespri con noi. Altri momenti che hanno visto le lacrime bagnare il mio viso. 

Non possiamo veramente parlare di San Francesco senza parlare della sua controparte  femminile Santa Chiara. Uniti da un matrimonio mistico nel loro amore per Dio la storia di uno non può essere narrata senza quella dell'altro. 
Così' è arrivato il mio di momento per esprimere la mia profonda ammirazione per S. Chiara e il suo Ordine religiose delle Clarisse, o Povere Dame.


Santa Chiara


La storia di questa giovane donna, ancora ragazza, che decise di lasciare la sicurezza della sua nobile famiglia, sorelle e amiche, e correre alla Porziuncola dove S. Francesco le tagliò i capelli e la dichiaro' la sua prima discepola donna, è una storia di tremendo coraggio, grande forza interiore, e un assoluto amore e devozione a Gesù Cristo e a Francesco. 
Così tanto è stato scritto su Santa Teresa d' Avila e le sue famose estasi, anche la più rinomata statua del Bernini la raffigura in uno dei suoi rapimenti, in confronto Santa Chiara manca di tanta grandiosità. Lei e' un esempio di vera umiltà'. E lei era in uno stato estatico tutto il tempo.
Quando uno legge la storia di Santa Chiara di Tommaso da Celano, scritta in effetti alcuni anni dopo la sua morte e basata su testimonianze accurate, uno può sentire l'immensa gentilezza della sua anima. Nonostante avesse un corpo fragile e delle malattie ricorrenti lei visse una vita lunga per ringraziare Dio e fondando l'Ordine religioso che prende il suo nome. Ogni volta che incontro delle sorelle clarisse posso intravedere attraverso la loro gentilezza e il loro sorriso amorevole, lo stesso calore che deve avere avuto Chiara e che infiammo' molti cuori. Certamente accende il mio ancora oggi.
Pieni della bellezza di questa cittadina e dopo aver salutato Mirella che proseguiva per un altra meta', noi prendemmo un autobus per Gubbio. Ancora non me la sentivo di camminare di nuovo. Di conseguenza abbiamo saltato la tappa verso Pietralunga.


Da Gubbio ad Assisi

A Gubbio ci siamo resi conto velocemente di come l'ufficio turistico dell'Umbria era in competizione con l'ufficio turistico della Toscana e con Angela Seracchioli. Decidemmo di starcene fuori da queste questioni politiche e di territorio e abbiamo mantenuto il suo libro come la nostra guida del cammino.

Dopotutto stavamo camminando sulle orme di San Francesco, nel nome di cosa la gente litiga sui diritti sul "corretto percorso, che lui fece 800 anni fa.
Abbiamo pernottato dalle  gentili e timide suore in cima alla città' con la finestra che si affacciava sull'immensa valle.







Da Gubbio abbiamo seguito il Sentiero Francescano della Pace, che coincide con la guida "Di qui passò Francesco". Questo percorso fu creato nel 2000 per il giubileo. In realtà' il percorso incomincia da Assisi e va fino a Gubbio, seguendo le tracce, che S. Francesco camminò quando lasciò la sua vita come la conosceva, e si avventurò nella selvaggia natura, nella ricerca di Dio, fino a Gubbio, dove fu ospitato da un amico. Lungo il corso degli anni Francesco  fece questo percorso più' volte in entrambe le direzioni.
In ogni caso noi decidemmo di partire dall'Abbazia di Vallingegno, evitando il lungo tratto noioso sulla strada statale dove i nostri piedi si sarebbero sciolti con l'asfalto.
Preferisco andare su e giù per le montagne lungo sentieri dove non passano le macchine che camminare lungo una trafficata strada statale. Alla mattina  presto un autobus ci portò vicino all' Abbazia, solo alcuni chilometri fuori Gubbio. La vecchia abbazia è ora un Agriturismo, non c'era nessuno in giro, pero' riuscimmo a sbirciare attraverso le fessure della vecchia porta nella piccola chiesetta, unico posto che valeva la pena di visitare e rimanere per un po' in preghiera.
Da qui dovevamo attraversare la valle per riconnetterci al percorso sulla  strada bianca, che arrivava da Gubbio. Il che significava salire e scendere tra fitta boscaglia. Quasi nessuno prende questo sentiero, così' nello stile di Francesco dovemmo veramente farci strada passo dopo passo attraverso covi di spine e cespugli pungenti che veramente mi graffiarono a sangue braccia e gambe. Mi sono sentita tanto come "Rambo" francescana Milena camminando per la pace nel mezzo di vipere, erba altissima, ortiche, sentieri invisibili e pungenti zanzare.
Tuttavia mi è piaciuto molto questo tratto di percorso selvaggio e solitario, sebbene ci impiegammo ben 3 ore per riconnetterci con la strada bianca che ci doveva portare a Biscina, la nostra destinazione per questa tappa.




 

Camminando lungo la strada bianca dove abbiamo incontrato i primi pellegrini della giornata siamo passati davanti all'eremo di san Pietro in Vigneto. Sapevamo dal libro di Angela che l'eremita, un monaco che si prende cura del posto, non vuole essere disturbato. Su tutto il grande cancello ci sono delle scritte molte chiare: non entrare, no visite, no pellegrini, non fermatevi. No , No, No
Opposto al cancello d'entrata c'è un prato con una fontana che ti invita a fermarti, un tavolo e delle panche di legno. Cosi in effetti ci siamo fermati per recuperare le forze e dire una preghiera per questo eremita che non permette a nessuno di visitare l'eremitaggio. Che triste! C'era qualcosa di estremo quasi arrogante nelle scritte sul cancello, che mi e' dispiaciuto per lui. L'insegnamento che Dio si trova dentro di noi, è fuori dubbio per me, tuttavia le scritte non erano rispettose verso coloro che camminavano in preghiera pagando un tributo ad un uomo, che non aveva costruito barre o cancelli, creato divisioni, e allontanato il prossimo. Al contrario camminò con gioia nonostante i rifiuti e le difficoltà' subite.
Pax et Bonum  era il saluto di San Francesco.

Da li'  fino a Biscina pensavo di non farcela. Il sole era potente e il caldo ci rubava il fiato. Anche qui si deve camminare prima giù nel letto secco di un rivo, tra massi bianchi cocenti, e poi risalire tra erba incolta e pochissima ombra. Incominciai a sentirmi male, la testa mi girava al punto di svenire, mi pulsava e mi faceva male, e gli occhi mi bruciavano. Io non soffro di svenimenti e sono di costituzione forte a parte le ossa ricostruite. Il pensiero che mi tratteneva dal mollare era immaginare come fosse stato per Francesco scappare via da tutto cio' che era familiare a lui, nel freddo inverno, verso un amico di cui non aveva notizie da molto tempo e ancora riusciva a cantare e gioire della sua scelta. 

Quando finalmente raggiungemmo l' Agriturismo di Biscina vicino all' omonimo castello l'unica cosa che volevo era collassare sul letto e morire.
Ovviamente non sono morta di sfinimento: ma entrambi ci siamo risvegliati come da un profondo "coma'  dopo due ore. Ringraziando il cielo il mal di testa e la nausea erano spariti. La piscina dell' agriturismo e la cena fecero il resto per rimetterci di nuovo in forma.
Il giorno dopo eravamo pronti per continuare.



Il castello di Biscina rovinato causa un terremoto nel '84 possiede ancora il suo carisma. Mentre camminavo nel cortile venivo riportata ad un altra era, dove i signori, i cavalieri, preti e contadini vivevano insieme anche se separati dalle classe sociali. Siede sulla cima della collina che domina la valle di Chiascio la sua grandiosa struttura anche se rovinata parla di un antica gloria . La leggenda racconta  che San Francesco nel suo girovagare nella valle dell' Umbria passasse di qui.






Ci avviammo verso Valfabbrica, dove sarebbe stata la nostra ulteriore tappa prima di Assisi. Amo camminare, ma  a parte le ginocchia doloranti e un piede paralizzato, non ero veramente pronta a marciare da otto fino a dieci ore con un caldo cocente sotto un sole da infarto. L'ondata di caldo che colpi tutta l' Italia in quella settimana  colpi anche il mio sistema, forzandoci a dividere l'ultima tappa del viaggio in due giornate.

La magia del camminare portava i suoi effetti nonostante tutto. La mente era più in pace e sebbene il respiro si muoveva veloce causa il passo zelante, ero in grado di lasciare andare interiormente con più velocità quello che ancora mi turbava. Rimanevo in preghiera per lo zio Tullio ancora  giovane che era stato colpito dal cancro e la  tristezza nella sua famiglia. Pregavo per Gerhard, un amico tedesco 87enne che in quei giorni subiva un intervento di rimozione di un cancro. Pregavo, pensavo nel mio unico modo sperando che questo aiutasse loro. Usavo la meditazione "tonglen" del Buddha, respirando il dolore ed espirando la compassione. E andavo avanti passo dopo passo, con speranza.





Divino Maestro fa' che io non cerchi tanto di essere compreso quanto di comprendere. S. F.




Inoltre ogni volta che ricadevo nella trappola di cercare di farmi una ragione per gli atteggiamenti negativi di alcuni amici che ho aiutato nei loro difficili momenti e che sono spariti dal mio radar, cadevo interiormente in ginocchio pregando di riuscire a capire. Il sapore amaro nella mia bocca si scioglieva in un fervente momento di preghiera. Con ogni passo la vita va avanti! Se ho fatto qualcosa di sbagliato posso perdonarmi e  così perdonare coloro che mi hanno fatto del male.










Può la vera umiltà e la compassione esistere nelle nostre parole e nei nostri occhi
a meno che sappiamo che anche noi siamo in grado di qualsiasi azione?
 poesia di S. F.

Assisi si stava avvicinando, ma il viaggio sulle orme del mio amato Francesco continuerà nel mio cuore. La  sua preghiera "Fammi un strumento di pace" fu il mio matnra in questi giorni e sempre mi innalza l'anima quando la recito. Nel video sopra la potete ascoltare in inglese cantata da me e Driek.

Camminare da soli, camminare con gli altri.

Durante la prima parte del percorso abbiamo incontrato pochissimi pellegrini, due per l' esattezza. Io e Driek possiamo rimanere in silenzio per molto tempo, e a volte sembra di camminare completamente in solitaria.  Io amo questo modo di camminare e lui lo sa. Da Gubbio in poi incominciammo ad incontrare più' gente e dovetti essere prudente a mantenere lo spazio e il silenzio di cui volevo fare l'esperienza. 
Quel giorno verso Valfabricca dopo il sentiero da Rambo indisturbati incontrammo un gruppo di 15 austriaci. Eravamo seduti nell'unico posto all'ombra lontani dalla strada statale, per riprendere il respiro e per cambiare le scarpe, quando una delle donne mi chiese in un inglese dal forte accento tedesco se c' era un bar lì nei paraggi. "Non ho la più pallida idea se ce ne sia una" le risposi in tedesco. Dopo alcune ore lì rincontrammo e ci dissero che trovarono il bar e che finalmente poterono bere birra e vino.  All'arrivo nel paesino di Valfabbrica  verso le 4 di pomeriggio erano di nuovo seduti nell'unico locale aperto sotto il sole caldissimo e ci invitarono a sederci con loro. Sui loro tavoli ammucchiati sul marciapiede, praticamente quasi sulla strada trafficata si vedevano molti boccali di birra. Gli risposi "Grazie ma preferisco un caffè  e l'aria condizionata dentro il bar. Se bevo alcol muoio"
Ci sono molti modi per essere con Dio. Alcuni scelgono la birra, altri il cappuccino. Cosa importante veramente è non giudicare. D' altro canto se la compagnia di altri non fa per me, ho imparato ad andarmene e a lasciare vivere.


Avvicinandoci a Valfabbrica fummo catapultati  dalla visione di immensi campi di girasole in una dimensione quasi allucinogena. Che bellezza per i nostri occhi.

L' effetto che queste sfumature di giallo di questi altissimi fiori ebbe su di noi è comparabile ad un bicchiere di birra. Scoppiammo in risate da folli. Non posso evitare di provare gioia alla vista di questa speciale ed festosa creazione di Dio. 



Verso le 3 di pomeriggio i girasoli sorridono e felici salutano il viaggiatore. Che grande esplosione di esuberanza e grazia come se il loro destino fosse quello di farci sorridere.

Alle 6. 30 di mattina pero' sono quasi tutti addormentati.










Arriviamo ad Assisi

Finalmente l'ultimo giorno e' arrivato. Tra alcune ore pregheremo sulla tomba di San Francesco rendendo omaggio a questo amico speciale che ha vissuto così intimamente nella mia anima in questi giorni e queste notti. Improvvisamente mentre siamo sulla cresta della collina vediamo a distanza la grande torre della Basilica Superiore di Assisi.
Voglio allungare il braccio per toccarla. Ma la strada e' ingannevolmente lunga. Driek è, tra le tantissime cose, un grande lettore di mappe e continua a mettermi in guardia di quanto ancora dobbiamo salire e scendere attraversando alcune valli.


Non importa più a questo punto, pensai. Ci arriviamo presto.

Molte volte in questi giorni mi sono girata indietro e ho visto a lontana distanza il monastero, o l'eremo, o il villaggio che avevamo lasciato la mattina. Mi sono sentita orgogliosa che mi sono spostata così tanto solo con i miei due piedi. C' è una sorta di piacere, un senso di compimento nel realizzare che anche senza macchina o altro modo di trasporto si possa raggiungere lo stesso la destinazione. Ho avuto il tempo di valutare la vita nella sua semplicità', con solo l'essenziale sulle spalle e un amico accanto con il quale le parole non servono. L' esempio di San Francesco come imitazione di Gesù' fu un ispirazione per tutto il percorso. Il suo santo matrimonio con  signora povertà' e la sua completa devozione verso la croce ha suggerito una nuova dimensione alla mia anima, liberandola da pensieri che la annebbiano.

Camminare e' anche una meditazione zen. Un passo alla volta invitandoti nel presente momento.
"Benediciamo la terra con ogni passo che facciamo", disse San Francesco. Come e' vero!

Benedetta è l' anima che non spreca un momento nel lamentarsi del passato. Camminare aiuta la tua mente a rallentare e in alcuni effimeri istanti ti lascia intravedere qualcosa di eterno. Le mie più' grandi idee, intuizioni e inspirazioni poetiche avvengono quando cammino. E divento eterea, malgrado la gravita' mi spinge giù nella dura materia del corpo, mi sento come librare in alto, libera in una dimensione di spazio infinito, liquido e leggero senza confini e senza limitazioni. Un vero senso di libertà' sconfinata.

L'ultimo sforzo per entrare ad Assisi è percorrere una lunga strada asfaltata molto ripida, dove grazie a Dio nessuno o quasi passa con la macchina. Siamo entrati in città' attraverso la porta di San Giacomo e lì il mondo improvvisamente si parò davanti in tutto il suo caos. La visione della Basilica con il suo bel prato davanti era tutto ciò' che volevo vedere, ma le voci, i colori, il rumore dei turisti mi colpì come uno shock culturale. Dal silenzio di questi giorni e il lento cammino atterrammo in una Assisi letteralmente assaltata da americani, giapponesi, e turisti di ogni nazionalità. Non permettevo che questo mi rovinasse la riunione con San Francesco. Vivendo ad Amsterdam sono abituata ai turisti lungo tutto l'anno. Ma ad Assisi fu difficile da sopportare.



Non ci sono parole per descrivere come mi sento ogni volta che entro nella Basilica di San Francesco. Conservo questi momenti nel mio santuario interiore con Dio.  Nonostante
l'ammontare di persone al suo interno, il silenzio è fortunatamente ben rispettato e uno può  tuffarsi nella bellezza dei dipinti di Giotto, ma anche chiudere gli occhi  e sentire la presenza dell' umile Santo nella sua estatica unione con Dio. E lui è lì con te. Nel tuo cuore.

Abbiamo dovuto attraversare la città', e farci strada tra la folla rumoreggiante nelle piccole stradine per andare a salutare la tomba di  Santa Chiara, nella sobria chiesa dedicata a lei, esattamente all'altro lato di Assisi. Da lì prendemmo la strada che scende da Assisi verso Santa Maria degli Angeli. "La perfetta letizia", l' ostello veramente francescano per pellegrini, dove avremmo pernottato quella notte, gestito da Angela, è attaccato alle mura della famosa Basilica.
Dopo una doccia veloce anticipavo con ardore il momento in cui potevo inginocchiarmi nella Porziuncola, l'umile chiesetta dove Francesco incominciò il suo lavoro. Alla fine dei vespri serali un frate francescano ci permise di rimanere da soli nella sacra Porziuncola e ci diede la benedizione dei pellegrini. Mi sono sentita inondata dalla grazia di Dio. 

Adesso potevo ritornare sulle mie montagne in Trentino e da lì ad Amsterdam. Il prossimo anno se sarò ancora in grado di camminare a lungo, farò la seconda parte del cammino. Da Assisi a Rieti.

Fuori dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli che racchiude e quasi inghiotte  la piccola Porziuncola, ricevetti una chiamata dalla mia mamma che mi raccontò che il papà ha dovuto essere ricoverato urgentemente in ospedale alcune ore prima. Dopo il primo momento di paura per la sua vita, sentì una nuova calma scendere su di me. E un accettazione della vita così come arriva. Il papa' al telefono mi disse che potevo ringraziare S.Francesco. Il mio papa è ora che scrivo questa testimonianza di nuovo a casa, sorridente e sereno.

Finalmente  la mattina dopo incontrammo Angela e sebbene non ci fosse molto tempo perché dovevamo prendere il treno che ci riportava a La Verna  ci siamo ritrovate come se ci conoscessimo da tanto.
Prego che Angela e i suoi aiutanti volontari possano trovare un altro casa che ospiti i pellegrini, visto che in ottobre 2010 devono restituire il posto usato come ostello ai frati francescani.
Angela si merita più di un "grazie" per il suo sforzo, primo nel' aprire letteralmente il percorso attraverso i boschi della Toscana e dell Umbria, poi nel creare un libro che descrive molto dettagliatamente la via da La Verna fino a Rieti. E infine nel' allestire l'ostello La perfetta letizia provvedendo così' un vero alloggio francescano per i pellegrini sulla via.
Si merita un Alleluia  e tutto l' aiuto che può ricevere per trovare un altro posto idoneo, un vero rifugio per pellegrini dove ci si possa riposare arrivati ad Assisi.                

Questo cammino fu per me un esperienza del divino

Usando una espressione della mia vita con Osho e con il gruppo del Miracle of love dico: Questo cammino è stato "il gruppo più intenso" che abbia fatto. Eccetto che non era un gruppo e non c' era un leader da dover seguire, nessuna regola da obbedire o istruzioni da osservare, nessuno che ti controllava. Ho camminato da sola, con nessuno che mi diceva come essere e con la bussola interiore sincronizzata sulla sacra presenza di San Francesco. Ho camminato con un vero compagno accanto che mi conosce e rispetta il mio bisogno di solitudine, silenzio e natura selvaggia. Entrambi amiamo le salite solitarie in montagna dove raramente incontriamo persone e in generale tendiamo ad  allontanarci dalla folla. Questa  può essere, forse,  abbastanza  una ragione per cui non fare il famoso cammino di Santiago di Compostela, così diventato alla moda. Lì sì puoi trovare tantissimi pellegrini lungo la strada.

Così abbiamo camminato da soli, noi due, e fu in realtà il più potente cammino che fino ad ora ho percorso.


Caro Dio

 Caro Dio, ti prego rivelaci la tua bellezza sublime
che e' dappertutto, dappertutto, dappertutto
così che non ci sentiremmo più impauriti
Mio divino amore, mio amore
ti prego lasciaci toccare il tuo viso.
poesia di S. F. 


Il racconto in versione inglese cliccate qui
L'esperienza di Driek descritta in inglese su questo  link.

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